Resa dei conti all’Aca, spunta Leombroni

La corsa alla successione di Di Baldassarre: manovra del Pd per candidare l’ex dirigente del Comune vicino a D’Alfonso
PESCARA. Dovrà avere una «comprovata competenza in campo gestionale ovvero esperienza professionale o qualificazione scientifica e culturale di alto livello» il prossimo capo dell’Aca. È questo il requisito richiesto per candidarsi come amministratore unico. Lo prevede il bando firmato da Vincenzo Di Baldassarre, l’avvocato pescarese di 54 anni che ha guidato l’Aca negli ultimi tre anni fino a condurla al concordato per chiudere un buco di circa 100 milioni di euro di debiti. Dopo il terzo bilancio approvato, Di Baldassarre è in scadenza e si è aperta la corsa alla successione: c’è tempo fino al prossimo 30 agosto per presentare le candidature. «Ho finito il mio compito, non penso a ricandidarmi», dice Di Baldassarre che sembra chiamarsi fuori dai giochi. Del resto, i sindaci di Pescara e Francavilla, Marco Alessandrini del Pd e Antonio Luciani, hanno già detto che non vogliono un Di Baldassarre bis. Una presa di posizione sollecitata anche dalla Regione e dal presidente Pd Luciano D’Alfonso: negli ambienti politici, si parla di una possibile candidatura del chietino Giampiero Leombroni, geometra di 72 anni, ex dirigente ai Lavori pubblici del Comune di Pescara nell’era di D’Alfonso sindaco e adesso in pensione ma anche commissario dell’Arap.
Sarà una coincidenza, ma, nei giorni scorsi, Luciani ha inviato una lettera all’Aca per chiedere la possibilità di estendere la rosa dei candidati anche a persone «in quiescenza». Nella sua lettera, Luciani ha avanzato anche un’altra richiesta: eliminare l’amministratore unico e tornare a un presidente con un cda. È su questo che, adesso, si sposta lo scontro e non sarà soltanto una battaglia politica perché da considerare ci sono anche i paletti e i tempi del diritto amministrativo.
Una volta raccolte le candidature, Di Baldassarre dovrà convocare entro il 10 settembre l’assemblea dei soci chiamando a raccolta i 64 sindaci dei Comuni del Pescarese, del Chietino e del Teramano che sono i proprietari dell’Aca. E si sa già che l’assemblea sarà uno scontro. In questi giorni, la politica si è messa in moto e le strategie sul futuro dell’Aca potrebbero essere tre: se Di Baldassarre non si ricandidasse e i sindaci Pd trovassero un accordo si potrebbe proseguire con un amministratore unico a capo dell’Aca; un’altra opzione potrebbe essere quella di un rinvio per un aprire un nuovo bando e cercare candidature per presidente e membri del cda ma in questo caso ci sarebbe subito un problema di tempi visto che Di Baldassarre sarà decaduto dal 10 settembre e sicuramente non forzerà i termini per fare un piacere a D’Alfonso, Alessandrini e Luciani; se, a sorpresa, Di Baldassarre si ricandidasse i piani dei sindaci Pd potrebbero complicarsi perché qualcuno potrebbe decidere di non allinearsi e appoggiare proprio l’amministratore in scadenza.
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