Resort a San Vito, il pm chiede il processo per Pagliaroli

12 Luglio 2014

MONTESILVANO. La procura di Lanciano ha chiuso l’inchiesta sul San Vito Resort Village e ha chiesto 10 rinvii a giudizio. La struttura ricettiva a 5 stelle che dal 2007 l’impresa di Montesilvano...

MONTESILVANO. La procura di Lanciano ha chiuso l’inchiesta sul San Vito Resort Village e ha chiesto 10 rinvii a giudizio. La struttura ricettiva a 5 stelle che dal 2007 l’impresa di Montesilvano Pagliaroli Group srl vuole costruire, con l’avallo del Comune, a San Vito porta il sindaco Rocco Catenaro, la sua giunta, i consiglieri di maggioranza che hanno votato nel consiglio dell’aprile 2011 l’adozione della variante al Prg e i vertici della Pagliaroli ad avere a che fare con i tribunali. La Procura, rappresentata dal pm Rosaria Vecchi, nel chiudere l’inchiesta e nel chiedere al giudice il rinvio a giudizio, ha formulato l’accusa di abuso di ufficio per aver attivato una procedura amministrativa illegittima per l’approvazione della variante al Prg che avrebbe cambiato la destinazione d’uso del terreno di Colle Foresta da agricolo, qual è, a turistico-ricettivo.

Variante necessaria altrimenti il Resort, da 400 posti letto, piscine, spa, sale convegni, ristoranti, campi sportivi, non si può costruire. Con lunghi passaggi il 29 aprile 2011 il consiglio comunale ha adottato a maggioranza la variante al Prg, ma non l’ha approvata. E’ qui che si inserisce la Procura che nell’ottobre 2013 ha aperto l’inchiesta, partita da un esposto, e ha sequestrato gli atti amministrativi bloccando l’iter del progetto. Con sorpresa dell’amministrazione che ha sempre dichiarato di aver operato nel rispetto delle leggi. Secondo Catenaro, «la procedura nostra rispetta la legge regionale 18/83 e poi se c'erano dubbi sulla procedura adottata sarebbe bastato fare ricorso al Tar. Volevamo realizzare un’opera che avrebbe ridato impulso all'economia locale, alle casse comunali in rosso, e dato 250 posti di lavoro». Gianni Pagliaroli dal canto suo è andato avanti presentando il ricorso al riesame che nel novembre 2013 ha dissequestrato gli atti relativi alla realizzazione della struttura ricettiva. Decisione ribadita dalla Cassazione il 26 marzo 2014. Poi ha inviato una diffida da 7 milioni 771mila euro come risarcimento danni visto che il Comune non concludeva il procedimento di variante al prg.

Teresa Di Rocco

©RIPRODUZIONE RISERVATA