Ressa al pronto soccorso: «Non venite»

9 Agosto 2017

Emergenza per il caldo, utilizzate anche le barelle delle ambulanze. Il primario: rivolgetevi ai medici di famiglia e ai distretti

PESCARA. Non una semplice emergenza ma una «maxi emergenza». Alberto Albani, primario del pronto soccorso definisce così il super affollamento che si è creato lunedì sera in ospedale, dove le ambulanze continuavano ad arrivare, trasportando una dopo l’altra le “vittime” del gran caldo di questi giorni, e i letti a disposizione non erano più sufficienti. La situazione è rimasta molto difficile anche ieri mattina, con il pienone al pronto soccorso e tempi di attesa lunghissimi per i pazienti da visitare. Solo nel pomeriggio l’emergenza è stata superata, «con grande difficoltà», ma è comunque rimasta una coda non indifferente da smaltire.
Un’esperienza difficile da dimenticare non solo per chi aveva problemi di salute e si è trovato al pronto soccorso nelle ore di massimo afflusso ma anche per il personale al lavoro, medici e infermieri, alcuni dei quali sono stati richiamati in servizio tra la sera e la notte perché reperibili. Ci sono state «grosse difficoltà», ammette Albani lanciando un appello, l’ennesimo, ai pescaresi. Il primario del pronto soccorso chiede a chiunque avesse bisogno di raggiungere l’ospedale solo se davvero necessario. «Non venite», dice, e fa notare che ci sono altre professionalità e strutture a cui rivolgersi, e cioè «i medici curanti e i distretti sanitari, e poi ci sono anche le guardie mediche».
I numeri del pronto soccorso dell’ultimo periodo, con 400 pazienti seguiti ogni giorno, dimostrano in modo chiaro che «le strutture territoriali non rispondono, qualcosa non funziona». Ma l’ospedale di Pescara non può farcela da solo, e parlano i fatti. Tra le 18 e le 19 di lunedì al pronto soccorso sono arrivate 14 ambulanze. «Avevamo finito i letti per cui alcuni pazienti sono stati lasciati sulle barelle delle ambulanze e abbiamo fatto ricorso alle scorte, quelle utilizzate in condizioni di emergenza», racconta Albani.
L’afflusso record è dovuto al caldo, che provoca molti «colpi di sole e di calore». Tra i casi trattati «tanti giovani con la febbre a 40, persone disidratate e numerose polmoniti, ma senza sintomi». Febbre alta anche per cinque anziani ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali che «sono stati seguiti da noi e poi rimandati nelle Rsa, che però dovrebbero essere autonome». È arrivato a Pescara anche «un anziano da Guardiagrele», uno dei tanti che si è ritrovato «scompensato» per colpa del caldo e «anziché raggiungere Chieti è stato portato a Pescara», aggiunge Albani. «L’afflusso è stato superiore alla capacità di risposta del sistema» e lo dimostra anche il fatto che è stato necessario dirottare i pazienti a «Penne, Popoli e Chieti» anche perché «qui non ce la facciamo a ricoverare tutti, i reparti sono out e anche i posti letto in corridoio sono terminati».
I numeri «mostruosi» di questi giorni dovrebbero indurre a riflettere. Due sere fa al pronto soccorso c’erano 15 codici gialli e 32 verdi, alle 8 di ieri mattina c’era già «un mare di persone» in attesa (15 codici verdi), il che vuol dire «tempi lunghissimi» prima di essere visitati, ore e ore parcheggiati in un angolo prima di accedere nell’area riservata a medici e infermieri.
«È chiaro, lo dicono i fatti, che siamo l’unico punto di riferimento h24 ma in queste condizioni, con il sovraffollamento e i tempi di attesa lunghissimi, è indispensabile rivolgersi al territorio», sottolinea Albani parlando a chiunque avesse bisogno del pronto soccorso nelle prossime ore.
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