Ricatti hard al prete, in aula gli investigatori

12 Maggio 2023

I carabinieri: trovammo 3 pistole giocattolo. La Finanza: sottratti al parroco oltre 500mila euro

PESCARA. È stato il comandante dei carabinieri di Collecorvino a ricostruire, ieri mattina in tribunale, la vicenda dei ricatti a luci rosse ai danni di don Camillo Lancia, 74 anni, ex parroco di Città Sant'Angelo, finito in una “trappola” a luci rosse ordita, secondo l'accusa, da una intera famiglia: Eraldo Scurti, sua moglie Claudia Palma D'Andrea e il loro figlio, Alessio Scurti, finiti sotto processo: i primi due accusati di estorsione, il figlio solo di riciclaggio per aver fatto transitare sul suo conto una serie di assegni del prete. Una estorsione che a detta della procura è superiore ai 500mila euro, mentre secondo il sacerdote parte offesa, la somma sfiorerebbe i 750 mila euro.
E ieri il militare, ascoltato dai giudici del collegio, ha chiarito anche la questione delle pistole ritrovate nell’abitazione di Scurti: tre pistole giocattolo senza il tappo rosso, usate di solito per il gioco ormai di moda chiamato paintball: due armi automatiche e un revolver. Un aspetto utile a rafforzare le dichiarazioni rese a suo tempo dal prete (assistito dagli avvocati Giovanni e Alfredo Mangia) e ribadite in aula alla precedenza udienza, quando il sacerdote parlò del colloquio minatorio avuto con Eraldo Scurti con le richieste di denaro, riferendo di aver visto la sagoma di una pistola nella cinta dei pantaloni dell’imputato.
L’altro teste, il finanziere, ha ricostruito invece i movimenti di denaro del prete, affermando che la somma sottratta al parroco era superiore ai 500 mila euro. Da qui la decisione del pm, Fabiana Rapino, di integrare il capo di imputazione con questi due elementi: la pistola, con le frasi intimidatorie, e la quantità della somma sborsata dal prete.
E la difesa, rappresentata dall’avvocatessa Melania Navelli, ha chiesto al collegio termini a difesa per poter esaminare bene le questioni.
L’infatuazione di don Camillo per l'imputata, come lui stesso l'ha definita nel suo interrogatorio di parte offesa, nasce nel 2014, quando la donna inizia a chiedere un aiuto economico al parroco e si avvia una sorta di frequentazione tra i due, ma senza nessun risvolto sessuale. Poi, però, l'uomo prende il sopravvento sul prete e quest'ultimo si fa avanti e chiede alla donna di mostrargli qualcosa. Passa qualche giorno e scatta la trappola. Don Camillo viene invitato a casa della donna che è sola. Quest’ultima comincia a togliersi le calze, e toglie la giacca al sacerdote ed ecco che torna il marito. Di qui le urla e le minacce contro la moglie e il prete. Fino a quando, al sacerdote, arrivano le richieste di soldi per non svelare a tutto il paese le sue debolezze.
La storia che va avanti per qualche tempo, prosciugando le tasche di don Camillo fino a quando, dopo l’ultimo incontro con il marito “geloso”, si rende conto che era stato superato il limite e va dai carabinieri. Prossima udienza il 14 giugno. (m.cir.)