Riello conferma: 71 licenziamenti Proclamati due giorni di sciopero

L’azienda respinge la proposta di incentivi della Regione per scongiurare la chiusura dello stabilimento Gli assessori Quaresimale e D’Amario: sconcertante. I sindacati: subito a Roma. Il sindaco: mi incateno
PESCARA. Hanno lasciato tutti senza parole. I rappresentanti della Riello che ieri mattina hanno partecipato alla riunione convocata in Regione sulla chiusura dello stabilimento di Villanova di Cepagatti, si sono mostrati chiusi a ogni tipo di confronto, senza paventare alcuna possibilità di tornare indietro e senza farsi minimamente allettare dalle proposte della Regione stessa, rappresentata dagli assessori Pietro Quaresimale (Lavoro) e Daniele D'Amario (Attività produttive), con il dirigente Germano De Sanctis, il presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri e il consigliere Guerino Testa. E proprio per questo all’uscita dagli uffici di via Passolanciano sono stati contestati dai lavoratori, che per l’occasione hanno spostato il presidio da Villanova a Pescara e che, dopo aver saputo della fumata nera, hanno deciso due giorni di sciopero, oggi e domani (8 ore al giorno), con il blocco dello stabilimento.
«Abbiamo cercato in tutti i modi di far capire all'azienda la gravità della decisione» di smantellare lo stabilimento, che comporterà 71 licenziamenti e 19 trasferimenti, ha spiegato Quaresimale dopo il vertice parlando, insieme a D’Amario, di «scelta sconcertante». «Abbiano illustrato una serie di misure e iniziative che la Regione può mettere in campo per favorire la transizione ecologica dello stabilimento di Cepagatti, visto che alla base della chiusura ci sarebbe la riconversione», ha proseguito Quaresimale. La Riello (Gruppo Carrier) sostiene, e lo ha fatto anche ieri, che la scelta di lasciare l’Abruzzo è dettata «dall’efficientamento della gamma prodotto, dallo sviluppo di prodotti con combustibile alternativo e dall'immissione di tecnologie diverse e avanzate». Eppure è rimasta sorda alla proposta della Regione di «risorse economiche e misure tecniche di natura industriale e incentivi di riconversione professionale per far fronte alla transizione ecologica» e ha confermato l’addio a Cepagatti, «con una posizione di forte chiusura, inaccettabile e fuori da ogni confronto sindacale. Si è subito intuito che la trasformazione in senso ecologico di questo sito è solo una scusa», per Quaresimale. «A questo punto si attende un tavolo nazionale al Ministero dello sviluppo economico e chiederemo la partecipazione diretta del ministro Giorgetti».
«L’azienda», hanno spiegato ai lavoratori i sindacalisti Alessandra Tersigni (Fiom Cgil) e Riccardo Nunziato (Uilm) «dovrà restituire i finanziamenti del 2017 (250mila euro), pagando una penale, non potrà ottenere altri sostegni in Italia e sarà all’Anac. Nonostante ciò ha annunciato che non tornerà sui propri passi, mostrando ostinazione e mancato rispetto dei lavoratori. Noi rifiutiamo altri confronti sindacali con la Riello e ci auguriamo che si sposti tutto al Mise. Ma la nostra posizione non cambia». «L’azienda ha alzato un muro», ha detto esterrefatto il sindaco di Cepagatti Gino Cantò, arrivato nel capoluogo adriatico con il suo vice, Annalisa Palozzo, e con gli assessori Liliana D’Innocente e Camillo Sborgia. «Siamo pronti a incatenarci davanti alla Riello e di certo non faremo pubblicità a questo marchio, anzi», ha aggiunto criticando anche l’atteggiamento di ieri di Confindustria «che non si è opposta alla linea del gruppo industriale». «Non ho mai visto un atteggiamento così poco istituzionale e di indisponibilità al dialogo», ha detto Testa parlando della Riello. «E poi come si può pensare di chiudere un’azienda in 75 giorni?» «È sconcertante», ha commentato il consigliere regionale Barbara Stella (M5s) pensando al «danno al territorio» provocato da questo stop improvviso. «È stata informata l’onorevole Daniela Torto, e attraverso lei il vice ministro Alessandra Todde e continuerò a stare a fianco ai lavoratori», ha proseguito. Con Stella, sotto alla Regione, il vice presidente del Consiglio Domenico Pettinari. Sono pronti a «lottare per la salvaguardia dei posti di lavoro» i consiglieri regionali del Pd Silvio Paolucci e Antonio Blasioli che chiedono l’attivazione di «tavoli nazionali». E intanto a Roma il caso è stato esaminato durante il question time: il deputato Walter Rizzetto (FdI) ha chiesto «un tavolo istituzionale e la salvaguardia dei lavoratori, che non avevano alcun sentore dei licenziamenti, visto che l’azienda non è in crisi».

