Riello, sì all’intesa sulla chiusura Cassa integrazione per un anno

30 Ottobre 2021

Ieri il via libera in Regione dopo il voto positivo dei lavoratori. Il 3 novembre incontro al ministero I sindacati restano spaccati: la Fiom non ha firmato. Quaresimale: «Ora cerchiamo un acquirente» 

CEPAGATTI. Con il nuovo passaggio di ieri in Regione, diventa efficace l’accordo sindacale relativo alla chiusura dello stabilimento Riello di Villanova di Cepagatti: un’intesa che si snoda in cinque punti e prevede la cassa integrazione per un anno, oltre a fissare gli incentivi per chi deciderà di lasciare e per chi accetterà il trasferimento nelle sedi di Legnago e Volpago. Anche ieri la Fiom Cgil si è tirata fuori, non ha firmato, come era già accaduto martedì quando l’ipotesi di accordo era stata firmata solo dalla Uilm. Quell’ipotesi è stata accolta a larga maggioranza dai lavoratori (65 voti favorevoli e 14 contrari) e mercoledì prossimo è in programma un nuovo incontro al ministero per i passaggi necessari ad accedere alla cassa integrazione.
L’unica novità emersa ieri è che la “dote” riconosciuta a ogni lavoratore, a beneficio di un eventuale acquirente del sito che assumerà il personale Riello, è salita da 5.000 a 7.000 euro.
Riccardo Nunziato, della Uilm, sottolinea che «era l’unico modo per accedere alla cassa integrazione. Qui non si tratta di essere soddisfatti, perché non ci sono né vincitori né vinti, visto che il sito sarà chiuso e fino ad oggi non c’è stato alcun interessamento ufficiale all’acquisto. Ora però bisogna vigilare per capire se c’è un ipotetico acquirente oltre ad accompagnare i lavoratori che decideranno di andare via e assistere quelli (della produzione) che decideranno di essere trasferiti, e possono essere almeno venti», oltre ai 19 previsti inizialmente.
«Non ho firmato», spiega Alessandra Tersigni dalla Fiom, «perché la Riello ha deciso di chiudere senza un reale impegno di reindustrializzazione. La vendita del sito – senza macchine né altro – ci sarà, perché l’azienda ha dato mandato a un advisor, ma avverrà a un prezzo più conveniente perché i lavoratori non ci saranno più. Avremmo potuto continuare la battaglia, c’erano altri 15 giorni, ci si poteva provare, perché non so se ora riusciranno tutti a ricollocarsi, e mi riferisco ai meno giovani. Credo che avremmo potuto ottenere anche il resto. Il tavolo è stato costruito in modo che non ci fosse altra scelta, si è giocato al ribasso, e ora la partita è chiusa. Con il via libera ai licenziamenti e alla chiusura si va verso la cassa integrazione a zero ore, dal 13 novembre».
Per l’assessore regionale Pietro Quaresimale si è arrivati a «un accordo migliorativo rispetto alla situazione di partenza che prevedeva il licenziamento di 71 lavoratori. Ora abbiamo davanti il tempo per avviare la reindustrializzazione del sito produttivo con la ricerca di acquirenti da parte dei soggetti istituzionali, nella consapevolezza che è stato attivato l’ombrello della cassa integrazione di un anno. Voglio rassicurare la Fiom Cigil, che non ha firmato l’accordo perché non c’è un progetto di reindustrializzazione, e i lavoratori che la Regione lavorerà con impegno per cercare di gruppi o imprenditori disposti ad acquisire il sito di Cepagatti».