Rigopiano, chiesto il sequestro dello stipendio dell’ex prefetto 

Il 30 ottobre, il gup deciderà sull’istanza dell’avvocato Reboa che assiste alcune delle parti civili Nel mirino, Provolo e i dirigenti della Regione Visca e Belmaggio. Ma il Covid minaccia il processo

PESCARA. L'unico passaggio significativo nel corso dell'udienza preliminare di ieri davanti al gup Gianluca Sarandrea sul disastro dell'hotel Rigopiano e sulla morte delle 29 persone rimaste sotto le macerie dopo la valanga, saltata poco dopo l'appello per questioni tecniche, è stato quello fornito dall'avvocato Romolo Reboa, che assiste alcune delle parti civili. Una richiesta integrativa al sequestro conservativo dei beni mobili di 15 dei 30 imputati del procedimento già disposta dal giudice nella scorsa udienza: e cioè il sequestro del quinto dello stipendio dell'ex prefetto Francesco Provolo, e dei dirigenti della Regione Abruzzo, Carlo Visca e Sabatino Belmaggio.
I primi due erano usciti indenni dal primo sequestro perché solo usufruttuari degli immobili a loro intestati, così l'avvocato Reboa ha deciso di chiedere per i tre dipendenti pubblici, il «sequestro conservativo sugli stipendi dei predetti imputati nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento e fino alla concorrenza di un importo non inferiore ai 300mila euro ciascuno».
«Non abbiamo richiesto questo sequestro», ha precisato Reboa, «verso altri imputati, come ad esempio l'ex sindaco di Farindola, Massimiliano Giancaterino, perché la posizione di quest'ultimo ci sembra più debole rispetto agli altri, perché è anche vittima», per avere perso il fratello, «e il sequestro del quinto dello stipendio colpisce la persona e riduce immediatamente le sue risorse di vita».
Se questo sia possibile, lo deciderà il gup Sarandrea nel corso della prossima udienza che si terrà il 30 ottobre, salvo complicazioni da emergenza Covid che si fa sempre più pericolosamente pressante e che potrebbe andare a incidere anche su questo processo dove ci sono circa 250 parti interessate fra imputati, avvocati e parti civili, oltre ai familiari delle vittime. Ieri, c'è stato il deposito da parte della procura delle richieste e dei decreti di archiviazione dei procedimenti corollario aperti a carico dei carabinieri fatti oggetto di esposti diversi, e un deposito integrativo di indagini difensive da parte sempre della difesa Lacchetta che verrà formalizzato nel corso della prossima udienza.
Si parla di documenti riguardanti elementi acquisiti a livello regionale sulle condizioni meteorologiche della zona interessata alla valanga e dei filmati della trasmissione de "Le Iene" (che fecero dei servizi intervistando due investigatori), richiesti a Mediaset. E su quest'ultimo argomento la difesa del sindaco di Farindola ha avanzato ufficialmente al giudice la richiesta di un incidente probatorio per ascoltare il tenente colonnello dei carabinieri forestali, Annamaria Angelozzi, che portò avanti un’importante fetta delle indagini sul disastro di Rigopiano. L'audizione di quest'ultima, sempre nell'ambito delle indagini difensive (nei mesi scorsi vennero sentiti anche l'ex dirigente della squadra mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, e l'ex comandante del Nucleo carabinieri di Pescara, il tenente colonnello Massimiliano Di Pietro), era già stato programmato da tempo, poi rinviato per problemi legati al Covid e anche all'indisponibilità del collegio difensivo di Lacchetta. Ebbene, ieri l'avvocato Cristiana Valentini ha chiesto al giudice di poter trasformare quell'audizione in incidente probatorio per dare la possibilità a tutti di usufruire di quell'interrogatorio. Richiesta bocciata dalla procura: «Se dobbiamo intenderla come rinuncia all'audizione per poi avviare la richiesta di incidente probatorio sì», ha detto il pm Andrea Papalia che rappresenta l'accusa insieme alla collega Anna Benigni, «altrimenti ritengo la richiesta inammissibile».
La decisione del giudice si conoscerà la prossima udienza. Un incidente probatorio, comunque singolare e non perché non possa essere tecnicamente richiesto (anche se la normativa sulle indagini difensive lascia spazio a interpretazioni diverse) ma perché l'ufficiale è uno dei principali testi dell'accusa che sicuramente verrebbe chiamato a deporre in caso di processo. L'unica motivazione valida potrebbe essere legata a un’eventuale richiesta di rito abbreviato anche da parte del sindaco Lacchetta, ipotesi che sembrava allo stato piuttosto lontana. Solo in questo caso, e se non si vogliono scomodare altre interpretazioni, sarebbe utile acquisire nel fascicolo del gup questa testimonianza. Vedremo che cosa deciderà Sarandrea.
©RIPRODUZIONE RISERVATA