Rigopiano, i familiari delle vittime: «Sta per chiudersi il sipario ma mancano le responsabilità politiche»

«La memoria e la verità non possono andare in prescrizione», ripetono. «Ci consola che l’opinione pubblica abbia compreso»
PESCARA. «Da questo procedimento non è emerso nulla di nuovo rispetto a quanto già ascoltato nel tribunale di Pescara. Tuttavia la Procura ha saputo descrivere con parole dure e inequivocabili l’atteggiamento di un’intera epoca: inerzia, mancanza di pianificazione, scaricabarile, ammoina, arrivando persino a citare la canzone “Alla fiera dell’Est”. Termini che raccontano meglio di qualsiasi perizia il clima che ha accompagnato decisioni mancate, rinvii e silenzi fino alla tragedia». Alla vigilia della sentenza è questo lo spirito dei familiari delle 29 vittime che, udienza dopo udienza, hanno seguito ogni istante di questo intricato percorso giudiziario. E oggi che la prescrizione incombe, ripetono: «La memoria e la verità non possono andare in prescrizione».
Amareggiati «non solo per le conclusioni della Procura, ma anche per quanto evidenziato dagli stessi avvocati degli imputati», tornano a dire: «in questo processo mancano le responsabilità politiche. Quelle figure che avrebbero potuto fare molto e non hanno fatto nulla. Il tempo giudiziario sulla vicenda di Rigopiano sta per esaurirsi e il sipario si sta chiudendo su una delle pagine più buie della storia italiana. Ci consola, almeno in parte, la consapevolezza che l’opinione pubblica abbia compreso la realtà dei fatti, al di là di quella che sarà la sentenza». E poi, nel riepilogare le omissioni emerse anche in sede processuale, ricordano «le vere responsabilità».
«Se la Carta valanghe fosse esistita, quell’albergo sarebbe mai stato costruito? O ampliato fino a diventare una spa?». E ancora: «L’albergo poteva e doveva essere chiuso molto prima. La Provincia garantì la percorribilità della strada pur sapendo che l’unica turbina disponibile era guasta da tempo. Poi arrivarono le chiamate disperate, rimaste senza risposta». E ancora: «Si è tentato di spostare l’attenzione sul terremoto, ma tutti volevano abbandonare l’albergo oltre due ore prima della valanga. La strada era già bloccata, come dimostrano i video. In quel contesto, il terremoto fu un alleato, non la causa». E i soccorsi: «Anche la macchina dei soccorsi si mosse in ritardo, gestita con la stessa approssimazione, negligenza e imperizia dei giorni precedenti».
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