Rigopiano, il processo salta ancora Gli avvocati: è giusto scioperare

L’udienza preliminare, in programma stamane, sarà rinviata al 29 novembre per la protesta dei legali contro le norme sulla prescrizione. Ma i parenti delle vittime saranno ugualmente presenti in tribunale
PESCARA. L'astensione proclamata a livello nazionale dagli avvocati penalisti per tutta la settimana (dal 21 al 25 ottobre) fa saltare anche la terza udienza preliminare del processo madre sulla tragedia di Rigopiano, in programma questa mattina, che conta complessivamente 24 imputati più una società.
RINVIO ANNUNCIATO Un rinvio annunciato considerato che nel corso della settimana molti avvocati hanno fatto pervenire alla segreteria del giudice Gianluca Sarandrea, gup designato per questo procedimento, la loro adesione allo sciopero. Per cui questa mattina in aula il gup non potrà fare altro che fare l'appello e registrare le astensioni, rinviando alla data già fissata, che sarà l'ultimo venerdì di novembre e quindi il 29.
Uno sciopero che non sarà certo gradito alle parti offese del processo che avevano già annunciato la loro presenza massiccia in tribunale per oggi nonostante lo sciopero al quale, stando a quanto sostenuto dal Comitato delle vittime, non aderiranno i loro legali.
LA CAMERA PENALE E comunque, in previsione di uno scontato malcontento delle parti offese del procedimento Rigopiano, che da sempre criticano rinvii e spostamenti delle udienze per poter arrivare a una conclusione più rapida possibile della vicenda giudiziaria, la Camera penale di Pescara, sensibile a queste problematiche, attraverso il suo presidente, l'avvocato Vincenzo Di Girolamo, ha trasmesso una nota per ribadire il perché e l'importanza di questa protesta a carattere nazionale contro la nuova normativa sulla prescrizione.
APPELLO A MATTARELLA «Prima ancora che l'Unione delle Camere penali italiane indicesse l'astensione dalle udienze», scrive il presidente, «150 giuristi, tra i quali docenti universitari di diritto costituzionale, di diritto penale sostanziale e processuale, presidenti emeriti della Corte costituzionale, avevano sottoscritto un appello al presidente della Repubblica in occasione della promulgazione della legge cosiddetta spazzacorrotti, segnalandone i gravi profili di incostituzionalità nella parte in cui dispone la sospensione sine die dei termini di prescrizione del reato a seguito della pronuncia di primo grado e, di fatto, assoggetta l'imputato di qualunque reato, persino se assolto in primo grado, a una pretesa punitiva statale priva di termini temporali. Il legislatore, piuttosto che intervenire sulle cause profonde del problema, potenziando gli organici della magistratura e del personale di rango amministrativo e depenalizzando i cosiddetti reati minori, in modo da garantire la ragionevole durata dei processi e scongiurare la prescrizione, ha preferito intervenire con una misura demagogica e, soprattutto, espressiva della cultura giuridica autoritaria a cui non ripugna l'idea che gli effetti della imperfetta organizzazione della cosiddetta macchina della giustizia ricadano sul singolo cittadino sottoposto al processo».
PROCESSI PRESCRITTI Prosegue la nota della Camera penale: «Peraltro, stando ai dati ufficiali relativi al 2017 e al primo semestre del 2018 forniti dalla Direzione generale di statistica e analisi organizzativa del ministero della Giustizia, il 53 per cento dei provvedimenti che dichiarano la prescrizione sono emessi all'esito delle indagini preliminari e il 22 per cento all'esito dei giudizi di primo grado sicché è facile prevedere che il provvedimento presentato all'opinione pubblica come lo strumento prodigioso capace di eliminare le pronunce di estinzione dei reati per decorso del tempo, nei fatti, si rivelerà anche sostanzialmente inefficace».
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