Le proteste in aula dopo la sentenza

PESCARA

Rigopiano: l'evento imprevedibile, l'hotel che andava sgomberato e che alla fine rimase isolato

Le accuse rimaste contro il sindaco di Farindola e i due dirigenti della Provincia e i motivi per cui è stato assolto l'ex prefetto Provolo

PESCARA. L’imprevedibilità dell’evento e il collegamento diretto col terremoto, peraltro non escluso dalla superperizia voluta dal giudice, hanno giocato un ruolo determinante nella decisione del giudice Gianluca Sarandrea sulla sentenza di Rigopiano.
Lo dice senza ombra di dubbio il dispositivo che condanna, con il rito abbreviato e quindi lo sconto di un terzo della pena, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta e i due della Provincia, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio. Al sindaco sono stati cancellati quasi tutti i reati contestati dalla Procura, con un’assoluzione piena. La quantificazione della pena di due anni e 8 mesi inflittagli dal gup, arriva per un motivo specifico: per la «condotta avuta relativa alla omissione dell’ordinanza di inagibilità e di sgombero dell’hotel Rigopiano».
LA POSIZIONE DEL SINDACO. Quello che in sostanza ha pesato sul capo di Lacchetta è il fatto di non aver disposto la chiusura dell’hotel come invece aveva fatto per le scuole del paese. Avrebbe dovuto, stando alla sentenza, attivarsi per mandar via quantomeno tutti gli ospiti della struttura per le condizioni meteo che c’erano in quei giorni, invece di attivarsi per far pulire la strada la sera del 17 gennaio, per far salire altri ospiti in hotel.
IL RUOLO DI D’INCECCO.
Quanto al dirigente dell’epoca della Provincia, D’Incecco, e al responsabile della viabilità dello stesso ente, Di Blasio, la loro condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione deriva dalla «condotta relativa al monitoraggio della percorribilità delle strade rientranti nel comparto della strada provinciale 8 – come scrive il giudice in sentenza: e alla pulizia notturna dalla neve, ovvero a quella relativa al mancato reperimento di un mezzo sostitutivo Unimog fuori uso (si tratta di un potente fuoristrada, ndc), nonché alla mancata chiusura al traffico veicolare del tratto stradale della provinciale 8 dal bivio Mirri a Rigopiano».
L’isolamento dell’hotel quindi ha rappresentato per il giudice la vera responsabilità dei due provinciali. Quella strada che conduceva all'hotel, unica via di accesso, ma anche di fuga come sostenuto dalla pubblica accusa, andava mantenuta pulita per consentire a chi avesse voluto di allontanarsi dal luogo. Ma non è stato fatto. Se è vero, poi, che le intercettazioni telefoniche sono state escluse dal processo, è anche vero che sono rimasti alcuni messaggi compromettenti.
Sms che lasciavano intendere che la volontà degli imputati, in primis di D’Incecco (che peraltro quei giorni era malato a casa ed operava via telefono per dare indicazioni ai suoi subalterni) era quella di non chiedere aiuto all’Anas per reperire una turbina. Perché questi messaggi sono alla base delle poche condanne? La risposta è questa: la Provincia, chiedendo aiuto, avrebbe aggravato la propria posizione, che invece andava dissimulata. Un passaggio gravissimo, tenuto evidentemente in considerazione dal giudice. «Quando conosceremo le motivazioni della sentenza», ha detto il procuratore della Repubblica di Pescara, Giuseppe Bellelli, «proporremo appello. Certo che ciò che emerge chiaramente è che è stato cancellato il reato di disastro colposo».
PROVOLO È FUORI.
Per quanto riguarda poi la gestione dell’emergenza, prima e dopo la tragedia, reati contestati all’allora prefetto Francesco Provolo e alla dirigente Ida De Cesaris, i due sono stati assolti per non aver commesso il fatto. Cioè tutte le problematiche e le supposte omissioni elencate dalla pubblica accusa riguardo alla mancata apertura della sala operativa della Prefettura, sono state cancellate dal giudice. È passata la tesi difensiva degli avvocati Gian Domenico Caiazza e Daniele Ripamonti che avevano insistito sul fatto che comunque le funzioni di Protezione civile la prefettura le aveva esercitate anche se non in una specifica stanza, ma lavorando ognuno nelle proprie stanze. Per di più tutte le questioni legate alla mancata realizzazione della Carta valanghe non hanno trovato spazio nella decisione del giudice.
Va riconosciuto a collegio difensivo di aver praticamente vinto il primo round di un processo che però è ancora lungo. (m.cir.)

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