Rigopiano, rinvio e striscioni: «29 morti non scioperano mai»

26 Ottobre 2019

L’udienza slitta al 29 novembre, protesta dei familiari delle vittime contro l’astensione degli avvocati Il presidente del comitato: «Un processo così complicato non può essere celebrato una volta al mese»

PESCARA. E' stato un rinvio tranquillo, con una pacifica protesta da parte dei familiari delle vittime, quello del procedimento madre per la tragedia di Rigopiano dove il 18 gennaio 2017 una valanga provocò la morte di 29 persone, e che conta al momento 25 imputati.
La massiccia astensione degli avvocati difensori e solo di alcuni che rappresentano le parti civili, dovuta alla protesta nazionale contro la riforma della prescrizione, ha costretto il gup Gianluca Sarandrea a rinviare l'udienza di ieri alla data già programmata del 29 novembre prossimo.
IL CALENDARIO «Manca la volontà, da parte del tribunale, di celebrare nel modo più celere possibile questo processo». Lo ha detto al termine della veloce udienza Gianluca Tanda, presidente del Comitato delle vittime di Rigopiano.
«Nonostante che il pm Serpi abbia chiesto di intensificare il calendario delle udienze», afferma Tanda, «si è deciso di continuare con una udienza al mese. Ma un processo così complicato non si può fare una volta al mese. Vedrete che sotto Natale ci sarà un altro rinvio».
Tanda ha poi lamentato anche l'atteggiamento nei confronti delle parti offese. «Oggi non ci hanno fatto entrare subito in aula, nonostante che siamo delle parti offese: così hanno dovuto fare di nuovo l'appello. Sembra che siamo noi i colpevoli, guardati a vista dalle forze dell'ordine».
Criticato aspramente anche lo sciopero degli avvocati con striscioni che sono stati posti all'ingresso del tribunale, dove si leggeva: "Il dolore non va in prescrizione né si rinvia" e "29 morti non scioperano mai, chiedono giustizia”.
NO ALLA PRESCRIZIONE «Non siamo d'accordo», conclude Tanda, «con questo sciopero. Non è possibile che una mamma non dovrà sapere mai chi è colpevole della morte del proprio figlio. La prescrizione non deve proprio esistere».
I tre iniziali procedimenti sul caso Rigopiano, quello madre di ieri, quello sul depistaggio che coinvolge i vertici della Prefettura, e quello sulle richiesta di archiviazione di 22 indagati (molti dei quali politici presenti nelle tre giunte di Del Turco, Chiodi e D'Alfonso), sono a oggi diventati due.
La richiesta di riunire quello del depistaggio con l'inchiesta madre, è ormai un passaggio fatto: il 31 ottobre prossimo il gup Antonella Di Carlo leggerà infatti il provvedimento di unificazione dei due procedimenti che verranno trattati entrambi da Sarandrea il 29 novembre.
LE ARCHIVIAZIONI Per quanto riguarda la decisione sulle archiviazioni, il gip Nicola Colantonio, al termine delle due udienze dedicate alla questione, si è riservato la decisione. Ma su questo procedimento si registra una singolare istanza depositata alla segreteria del gip nei giorni scorsi da parte dell'avvocato Francesco Trapella, del Comune di Farindola che è parte offesa. Il legale chiede al giudice, che deve ormai soltanto leggere la sua decisione, di non archiviare e di procedere all’unificazione di questo procedimento con gli altri due. Un passaggio che sembra irrituale, visto che il giudice Colantonio ha solo tre possibilità dettate dal codice: accogliere l'archiviazione, disporre l'imputazione coatta e rispedire il fascicolo in procura, o chiedere ulteriori accertamenti. Ma non certo, in questa fase, disporre un’unificazione dei procedimenti.