Rigopiano, rito abbreviato per 24 Arriva il sì alla perizia decisiva

31 Luglio 2021

Svolta in aula: la maggioranza degli imputati sceglie il rito alternativo che consente sconti di pena Il giudice dà il via libera a una nuova consulenza sulle cause del disastro: ci vorranno almeno tre mesi

PESCARA. Rispettando i pronostici della vigilia, nel procedimento sul disastro di Rigopiano che il 18 gennaio del 2017 fece 29 vittime, sono piovute nell’udienza di ieri ben 24 richieste di riti abbreviati, che potrebbero arrivare anche a 26 se nella prossima udienza, fissata per il 17 settembre, scioglieranno la riserva anche il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il tecnico comunale Enrico Colangeli. Sono dunque soltanto quattro, al momento, gli imputati che hanno optato per il rito ordinario e cioè che discuteranno davanti al gup Gianluca Sarandrea soltanto sull’eventuale rinvio a giudizio. Per tutti gli altri, dunque questa udienza preliminare deciderà il loro destino. Era nell’aria già da tempo questa possibile scelta che ieri è stata formalizzata dando al procedimento la svolta che si attendeva. Ci sarà però da fare un altro passaggio processuale importante che riguarda la consulenza che il giudice ha già preannunciato: una nuova perizia sulle cause del disastro e sulla gestione dell’emergenza che dovrebbe far chiarezza visto che la consulenza depositata dalla pubblica accusa (Andrea Papalia e Anna Benigni) ha fornito una lettura diametralmente opposta rispetto a quella elaborata dagli specialisti chiamati dal collegio difensivo. Passaggi che potrebbero portar via del tempo: quello necessario per individuare da parte del giudice gli esperti della materia da nominare che poi avranno almeno 90 giorni di tempo per elaborare le loro conclusioni, salvo una eventuale richiesta di proroga. Soltanto dopo, come ha spiegato Sarandrea in aula, sarà possibile procedere con una calendarizzazione delle udienze che potrebbero andare avanti una volta alla settimana, dando al processo quella accelerazione tanto agognata dai familiari delle vittime costituitesi parte civile. Il prossimo 17 settembre scioglieranno la riserva sui riti alcune parti civili che ieri hanno chiesto al giudice un rinvio per valutare con i loro assistiti se fornire o meno il consenso.
E come era stato anticipato, ieri la difesa di Lacchetta e Colangeli ha formalizzato al giudice la richiesta di incidente probatorio finalizzata, a loro parere, a dirimere la questione legata ai controversi risultati delle consulenze depositate sull’origine del disastro. Un incidente probatorio che ha trovato concordi soltanto la maggior parte dei difensori degli imputati che, in caso di accoglimento della richiesta, avrebbero posticipato le loro scelte di rito abbreviato, subordinandole all’eventuale risultato dell’incidente probatorio. Contraria anche la procura che ha evidenziato la mancanza dei presupposti di legge, oltre al fatto che non sarebbero state neppure spiegate le ragioni poste a fondamento della richiesta: tesi che è stata accolta in pieno dal giudice Sarandrea che ha rigettato l'incidente probatorio. Richiamando il principio espresso dalla Corte Costituzionale in merito, il giudice ha concluso affermando nel provvedimento di diniego che «ritenuto che alla luce dei principi sopra esposti, la presente richiesta, in quanto non fondata su esigenze di indifferibilità di formazione della prova, ma solo sulla durata dell’espletamento del mezzo di prova richiesta, essendo stata presentata nella fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari, non può essere ammessa in quanto intempestiva». Anche molte delle parti civili costituite hanno espresso la loro contrarietà all’incidente probatorio: «La difesa di Lacchetta», dice l’avvocato Romolo Reboa che assiste diverse parti civili, «lo poteva chiedere anche due anni fa, non l’ha fatto e anche se il contraddittorio tra le parti è giusto, non si può pensare oggi di strozzare una udienza preliminare che deve essere un filtro, allungando di molto i tempi per la definizione del procedimento». Soddisfazione anche fra i familiari delle vittime per le decisioni assunte dal giudice. «Un incidente probatorio avrebbe dilatato ulteriormente i termini: siamo contenti che il giudice abbia rigettato e siamo anche soddisfatti di come sta camminando ora il procedimento: il giudice ha cambiato passo e ci fa piacere. Bene anche i riti abbreviati: per noi significa che chi lo sceglie o è certo della sua colpevolezza e vuole mediare o è certo della sua innocenza e vuole accorciare i tempi».