Rincari del 34,5% su A24 e A25: in Abruzzo nuove tariffe dal 2022

8 Ottobre 2021

Fino a 7 euro in più per andare da Pescara a Roma. Audizione di Strada dei Parchi alla Camera: «Gli aumenti scattano in assenza di un Piano finanziario che completerebbe anche i lavori antisismici»

L’AQUILA. Viaggiare da Pescara a Roma, dal Capodanno 2022, potrebbe costare 7 euro in più. Da Teramo all’Aquila l’aumento sarebbe di 2 euro. Quaranta centesimi in meno da Avezzano all’Aquila. Questi gli effetti dei temutissimi rincari sulle autostrade abruzzesi A24 e A25 che entrerebbero in vigore dal 1° gennaio del prossimo anno. Aumenti del 34,5% che rappresenterebbero un salasso per il tessuto sociale ed economico della regione. Percentuale e numeri emersi ieri nel corso dell’audizione parlamentare di Riccardo Mollo e Mauro Fabris, rispettivamente amministratore delegato e vicepresidente di Strada dei Parchi, società che gestisce A24 e A25, di fronte alla Commissione VIII ambiente della Camera dei deputati presieduta da Alessia Rotta (Pd). Audizione che conferma i timori degli ultimi giorni.
IL PIANO ECONOMICO
Mollo ha evidenziato l’urgenza dell’approvazione del Pef (Piano economico finanziario) «per completare la messa in sicurezza antisismica di cui l’infrastruttura necessita, dopo 9 anni di continui rinvii». E non solo. Perché, sempre secondo Mollo, «lo strumento del Pef consentirebbe di scongiurare l’aumento dei pedaggi che, secondo la formula stabilita per la convenzione, subiranno un incremento del 34,5% al 1° gennaio 2022. Le tariffe, infatti, sono bloccate dal 2017 e hanno subìto tagli già dal 2015 per effetto di una serie di decreti interministeriali. Questo blocco ha determinato una sorta di palla di neve in continua espansione che rischia di innescare una valanga in base alla formula stabilita dal contratto di concessione».
IL TEMA SICUREZZA
La mancata approvazione del Pef, ha detto l’ad di Strada di Parchi, impedisce di «completare gli adeguamenti antisismici non più rinviabili». «La zona attraversata da A24 e A25 è classificata come l’area a maggior rischio sismico in Italia», riprende Mollo, «secondo l’Ingv potrebbe generarsi un terremoto superiore a quello del 2009 che l’infrastruttura non sarebbe in grado di sostenere. Proprio a seguito del terremoto dell’Aquila, l’autostrada è stata classificata per legge infrastruttura strategica ai fini della Protezione civile, quindi per definizione un’arteria stradale che non si può interrompere per ragioni di sicurezza nazionale. Con tale legge, il Parlamento intese imporre al concedente, il ministero, di rinegoziare un piano economico che consentisse di mettere in sicurezza l’intera infrastruttura e di mantenere al contempo le tariffe calmierate».
LA PROPOSTA
Adesso il braccio di ferro che spaventa pendolari e imprese abruzzesi. Mollo ha presentato un Pef che «permetterebbe di risolvere completamente questa distorsione attraverso: aumenti delle tariffe contenute a un massimo dell’1% all’anno fino al 2030 (scadenza della concessione, ndr), nessuna proroga alla concessione in essere e completamento dell’adeguamento antisismico».
indennizzo dallo stato?
«Se non sarà approvato il piano economico finanziario scatterà un aumento del pedaggio del 34,5% e diventerà una concreta possibilità recedere dal contratto e chiedere allo Stato un indennizzo per la mancata remunerazione degli investimenti e mancati ricavi per il blocco dei pedaggi, per una cifra intorno ai 2,5 miliardi di euro», aggiunge Mauro Fabris, vicepresidente di Strada dei Parchi, «la situazione è per noi è diventata finanziariamente insostenibile».
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