Rissa davanti al locale, cinque a processo

Pugni e calci sulla riviera per gli ingressi negati e, in aula, due rom accusano i buttafuori di razzismo
PESCARA. Finisce davanti ai giudici del tribunale una serata piuttosto movimentata nell’estate del 2019 davanti alla discoteca Tortuga. In cinque si trovano oggi sul banco degli imputati: due di etnia rom, Vincenzo e Rocco Spinelli, e tre buttafuori del noto locale della riviera, i senegalesi El Hadii Ndiaye (detto Mustafà) e Sawhe Ba Papa, e l’italiano Michele Merafina (detto Michelone), tutti accusati di rissa e gli ultimi tre anche di lesioni personali. La questione particolare della vicenda sta nel fatto che la rissa, stando almeno a quanto scrive il pm nel capo di imputazione, sarebbe «scaturita da ragioni di discriminazione razziale», ma al contrario. Sarebbero stati i due rom a subire la discriminazione, in quanto quella notte ai due non sarebbe stato concesso l’ingresso «perché zingari». Dalle parole si passò in un attimo ai fatti e a farne le spese sarebbe stato Vincenzo Spinelli (40 giorni di prognosi). Ma ieri, durante l’ultima udienza dibattimentale prima della discussione (che si terrà il prossimo 20 giugno) sono stati esaminati due dei buttafuori imputati, e sentiti alcuni testimoni che avrebbero capovolto i termini della questione. Secondo la ricostruzione di Mustafà (uno dei buttafuori difesi da Daniele D’Ortenzio e Gianluca Travaglini, mentre le avvocatesse Maria Teresa Di Donato e Claudia Spinelli, assistono i due rom), nel momento in cui arrivarono i due rom, intorno alle 2 e mezza di notte, il locale era pieno e la sicurezza aveva bloccato gli ingressi. I due sarebbero quindi tornati qualche minuto più tardi insistendo per entrare ugualmente e iniziando a insultare e minacciare gli addetti alla sicurezza. «Mi hanno detto di tutto», ha riferito ai giudici Mustafà, «“negro”, parolacce di tutti i tipi, “ti ammazzo” e via dicendo, ma ormai quelle cose le devi accettare, noi non abbiamo risposto nulla». Poi uno dei buttafuori, fu spintonato da uno Spinelli e cadde a terra e fu colpito con un calcio e contemporaneamente partì un pugno verso Mustafà che riuscì a schivarlo. Poi, mentre venne lanciato il codice rosso dai buttafuori (pericolo per attacco alla sicurezza) si scatenò una breve colluttazione che terminò dopo qualche attimo perché polizia e carabinieri erano fortunatamente in zona.
Sull’accaduto c'è anche un video girato da qualcuno subito dopo l’avvio della rissa, mostrato ai giudici che dovranno valutare le singole posizioni. E questo anche alla luce della denuncia presentata da Vincenzo Spinelli, che suona in maniera opposta a quanto riferito in aula dai buttafuori. Vincenzo Spinelli sostiene che Michelone (come viene chiamato il buttafuori italiano per la sua mole) li avrebbe bloccati dicendo che non potevano entrare «perché dentro ce ne sono troppi di voi». E quando dopo pochi minuti i due rom tornarono alla carica, lo stesso sarebbe diventato più esplicito: «Allora non l’avete capito. Voi qua non entrate e basta». E sarebbe stato a quel punto che, senza motivo, un addetto alla sicurezza avrebbe sferrato il primo pugno al rom scatenando la rissa. Ma nella sua deposizione di ieri, il responsabile della sicurezza ha obiettato sul punto affermando che dentro il locale c’erano già diversi rom e che la sicurezza non aveva vietato a nessuno di loro l’ingresso, naturalmente fino a quando la capienza del locale lo aveva permesso.

