Rogo sul Gran Sasso In 5 verso il processo

23 Gennaio 2018

Incendio e favoreggiamento, partite le richieste di rinvio a giudizio

L’AQUILA. La posizione della Procura della Repubblica non cambia in relazione alla presunte responsabilità del rogo a Fonte Vetica, quindi a Campo Imperatore sul Gran Sasso, divampato il 5 agosto dello scorso anno nel territorio di Castel del Monte e in area protetta: le fiamme arrivarono fino alla provincia di Pescara, a Rigopiano nel Comune di Farindola. Gli accusati restano cinque a fronte di una richiesta di rinvio a giudizio, ancora da notificare, per incendio in cooperazione colposa. Si tratta di Riccardo Di Nicola, 24 anni, di Popoli ma residente a Pietranico, Fabrizio Di Giandomenico (23), popolese, residente ad Alanno, Ivan Di Giandomenico, anche lui di Popoli e residente ad Alanno, di 23 anni, i quali sono accusati di incendio in cooperazione colposa. Accusati ma solo per favoreggiamento, Alessandro Venti, di Popoli, 21 anni, residente a Pietranico e Angelo Palmerini, 58 anni, di Pietranico. Il rogo ci fu in concomitanza della rassegna degli ovini, organizzata dalla Camera di Commercio dell’Aquila, che portò nella zona circa 30mila persone.
Questa la ricostruzione del pm Fabio Picuti che si è avvalsa delle certosine indagini dei carabinieri forestali.
Di Nicola e i due Di Giandomenico, secondo il pm, la sera del 4 agosto avevano allestito un campeggio abusivo a Fonte Macina nel comune di Castel del Monte. L’indomani, alle 13.20, avrebbero acceso la canalina per la cottura degli arrosticini «all’interno dell’area di campeggio in prossimità del furgoncino bianco». E così, senza volerlo, avrebbero provocato un incendio generato da tizzoni caduti a terra. Questo è successo con danno, persistente ed esteso all’ambiente naturale e alle aree protette, «consistito nella distruzione di un’area naturale molto estesa, caratterizzata da notevole varietà e pregevolezza degli ambienti , stimabile in un milione 129mila euro, con danno al patrimonio forestale e mancato utilizzo dei pascoli nei 5 anni successivi». Andarono a fuoco ginepri nani, faggete, conifere.
L’ulteriore aggravante è quella di aver agito «nonostante la previsione dell’evento, consistita nell’aver acceso il fuoco in area non attrezzata per cuocere gli arrosticini pur avendo presente la connessione causale tra la violazione delle norme cautelari e il rischio di incendio in mancanza di presìdi per lo spegnimento del fuoco e di qualsivoglia precauzione o cautela». Quanto al favoreggiamento, sarebbe stato accertato che Palmerini «sottraeva la canalina in ferro da cui era scaturito l’incendio dall’area di insorgenza del fuoco e la nascondeva sotto la macchina di Venti». Quest’ultimo la trasportava «da Fonte Macina, luogo dell’incendio, fino a Brittoli (Pescara), distante circa 40 chilometri, dove la abbandonava lungo il margine della strada». La maggior parte dei legali ha scelto di non presentare controdeduzioni ritenendo di contestare le accuse in udienza preliminare.
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