Romana Manzo e l’edicola rimossa in piazza Salotto: «La mia casa per 40 anni, che dolore vederla portare via»

Dalle battaglie sindacali con il papà Nicola negli anni ’50 al periodo d’oro dell’editoria fino al tramonto del mestiere di giornalaio
PESCARA. Da quell’edicola in piazza Salotto ha visto cambiare la città, le abitudini dei pescaresi e il modo di vestire dei ragazzi che lì stazionavano a frotte. Da lì è stata testimone dei festeggiamenti per le stagioni magiche del Pescara, dei dibattiti politici, ma anche punto di riferimento di quella fetta di città, tra imprenditori, professionisti, artigiani e residenti che nei dintorni di quella piazza ci viveva o lavorava. Tutto questo perché in quell’edicola che lunedì è stata definitivamente smantellata da una ruspa inviata dal Comune, Romana Manzo ci ha passato più di 40 anni prima di vendere nel 2003 e lasciare il testimone ad Annamaria Sigismondi che ha chiuso definitivamente l’attività una decina di anni dopo.
E nonostante sia già passato tanto tempo da quel 2003, per Romana Manzo «è stato un colpo al cuore, lunedì, vederla portare via». Lo racconta in un misto di emozione e malinconia, mentre ammette: «È tutto passato, ormai le edicole sono finite, stanno chiudendo tutte». E lo dice con la morte nel cuore perché lei, oggi 85enne, non solo è stata protagonista della stagione d’oro delle edicole, ma ha vissuto dal di dentro anche le battaglie della categoria di cui suo padre, il cavalier Nicola Manzo, don Nicola per tutti, è stato decano dei giornalai pescaresi e consigliere nazionale del maggior sindacato di categoria. «Papà era arrivato dal Molise ragazzino, a 15 16 anni faceva lo strillone. Poi piano piano ha aperto un’edicola e poi con il fratello Liberato l’agenzia di distribuzione dei giornali. Io entrai per la prima volta nell’edicola di piazza Salotto quando si trovava dall’altra parte della piazza rispetto a dove è stata dopo, avevo 17 anni. Noi figli ci avvicendammo nella gestione, poi una volta sistemate le cose ripresi io l’edicola. Erano i primi anni Sessanta, intanto mi ero sposata e avevo appena partorito Pierpaolo», il primo dei tre figli seguito da Barbara e Sara.
Da allora, fino al 2003, Romana fa di quell’edicola un punto di ritrovo, un salotto che il lunedì era la prosecuzione della Domenica sportiva ma anche uno sportello sociale. «Fu la prima edicola d’Abruzzo ad avere le ante chiuse», ricorda Romana, «per cui sembrava un salotto». E per lei che è sempre stata in prima linea nella lotta alle tossicodipendenze, come volontaria e per un periodo anche presidente del Cled, l’edicola era anche un punto di ascolto: «Venivano le mamme a chiedere consigli per i figli, ero diventata un rifugio per loro, ci chiudevamo dentro e parlavamo. E anche quando mi caricavo questi ragazzi in macchina per portarli da Muccioli, la mattina dopo ero sempre e comunque in edicola».
Ad aiutarla, come potevano, le figlie Barbara e Sara e poi in pianta stabile il genero Sandro Ammazzalorso. Ma sempre e comunque c’era lei. «Lì dentro ho cresciuto i miei figli e poi mio nipote, sono stata in edicola fino al giorno prima di partorire e sono tornata il giorno dopo essere uscita dall’ospedale. L’edicola era la mia vita, la tenevo aperta sempre, dalle 6 del mattino fino a sera, d’estate fino a mezzanotte. Ecco, se dovessi dire oggi che cos’era, la mia edicola era un giardino, con le luci sempre accese e la porta sempre aperta. Il ricordo più bello? Tantissimi, forse quando c’erano le festa per le promozioni del Pescara, ma anche i clienti che venivano a chiacchierare, una tappa fissa nelle loro giornate». Un punto di ascolto, di incontro, per tutti “l’edicola di Romana”. E poi, due giorni fa, la ruspa che smantella per sempre quel pezzo di vita.
«Con papà, ero giovanissima, alla fine degli anni Cinquanta ho girato l’Italia nei congressi nazionali dei Giornalai, quando il motto era “più forti se uniti”. Lo so, le edicole sono finite, ma vedere portare via quella che è stata la mia casa è stato un dolore grande».
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