Romito: la crisi si supera con la qualità

10 Ottobre 2014

Lo chef è raggiante: siamo tra i primi 3 ristoranti d’Italia, facendo tutto da soli

CASTEL DI SANGRO. Il sogno del Casadonna Reale continua «con la testa nel mondo e il cuore a Castel di Sangro». Niko Romito lo spiega con frasi spezzate dalla felicità per il mezzo punto che lo issa fino a sfiorare il vertice della classifica dell'Espresso. «Mezzo punto in più è tantissimo. Il Reale è tra i primi tre ristoranti in Italia dopo appena due anni e in un momento economicamente difficile. Sono contento per l'Abruzzo», afferma sincero il 40enne chef di Rivisondoli raggiunto in aeroporto di ritorno da San Sebastian (Paesi Baschi) per Gastronomika 2014, dove ha rappresentanto l'Italia, l'Abruzzo, il territorio aquilano, «la mia terra». «Ho raccontato il mio lavoro negli anni», dice. «Ma ci credi che in tanti mi hanno chiesto dov'è l'Abruzzo? E io sono contento di spiegare da dove vengo, perché la gente deve incuriosirsi e venirci a trovare. In Abruzzo abbiamo tutto. Dobbiamo solo essere consapevoli della forza che abbiamo».

Niko gongola. «Io ho fatto tutto da solo con la mia famiglia e i miei ragazzi, costruito tutto da zero. Stare su un territorio difficile con un progetto vuol dire metterci passione, lavoro duro, e anche un pizzico di follia. Da noi è cento volte più difficile, ma quando poi ce la fai te lo meriti davvero, il risultato ha radici profonde, solide. La crisi si supera con la qualità. Siamo tra le eccellenze al mondo. E non ce lo diciamo da soli, lo riconoscono gli altri». «A Casadonna sto facendo un lavoro incredibile con la formazione», continua. «Per noi è un momento di grande crescita, nonostante la crisi abbiamo mantenuto altissima la qualità, mai abbassato la guardia. E io vado avanti con il concetto di una cucina più d'avanguardia. Il futuro della gastronomia va verso quella nuova formula. È vero che la diversità spaventa ma se c'è sostanza i risultati arrivano e superi tutte le perplessità», assicura lo chef tristellato Michelin. Ora Niko andrà in Brasile, poi Dubai, sempre per raccontare il suo Abruzzo. «Tutto da solo», insiste a dire. «L'Abruzzo sa che faccio tutto questo? Non lo sa! Occorre lavorare sulla capacità di attrarre a livello internazionale, far conoscere le qualità dell'Abruzzo autentico. In questo senso le istituzioni sono assenti da tempo. Dovrebbero aprirci le strade, non quelle di montagna però, almeno una superstrada». (j.f.)

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