Ron: le mie tre città per cantare

2 Agosto 2016

Mini tour in Abruzzo a Cave di Scoppito, Mozzagrogna e Montelapiano

di Rosa Anna Buonomo

Un progetto che prende forma dal «coraggio di mettersi in gioco e di esserci davvero». Un doppio album che riunisce 24 grandi rappresentanti della canzone italiana, per donare una speranza ai malati di Sla e raccogliere fondi a sostegno della ricerca. E' “La forza di dire sì”, nuovo album di Ron, con protagonisti i suoi storici successi e due inediti. Sono 24 i preziosi duetti contenuti nel disco, due gli inediti e un evergreen, “Una città per cantare”, che riunisce gli artisti partecipanti e Neri Marcorè. Ron sta percorrendo con il suo live tutta l’Italia. Tre le date abruzzesi: il 6 agosto a Cave di Scoppito, il 16 agosto a Mozzagrogna, il 20 agosto a Montelapiano.

La forza di dire sì” è un progetto importante che la vede in prima linea, ancora una volta, a sostegno dell'Aisla. Come nasce?

La vita mi ha portato a conoscere una persona straordinaria, un oncologo che è stato colpito dalla Sla. E' una persona eccezionale e un grande amico. Mi sono trovato a confrontarmi con una malattia devastante, vedendo gli effetti giorno dopo giorno. Ho cercato di essere un sostegno, ho trascorso molto tempo al suo fianco e con la sua famiglia. Ecco come sono approdato nel mondo della Sla. Mancano i fondi per trovare una cura, le case farmaceutiche non investono in questa malattia. Dieci anni fa ho realizzato un progetto simile, un disco con ospiti 14 artisti. Questa volta ho deciso di fare un salto molto più coraggioso e coinvolgere 24 cantanti, che sono stati meravigliosi. Ci vuole forza per dire sì e tutti loro hanno risposto. Non sono venuti solo a cantare la canzone che avevano scelto dal mio repertorio, sono rimasti a condividere e raccontarsi, come se avessero scoperto che essere lì era la cosa giusta. La ricerca è l'unica arma contro la Sla e le malattie finora senza speranza.

Quanta forza ci vuole oggi per dire sì?

Ci vuole molto coraggio, per come sta andando il mondo. Ma bisogna esserci, lottare, vivere. Dobbiamo andare avanti e resistere.

Tra i duetti anche due omaggi a Lucio Dalla e Pino Daniele...

Il brano con Lucio è stato realizzato per i miei 30 anni di carriera. La Rai mi dedicò un appuntamento a cui parteciparono tanti amici che avevano fatto parte della mia vita musicale. Incidemmo anche un disco, in cui c'era “Chissà se lo sai”, scritta insieme. Mi sembrava bello e giusto inserirlo in questo progetto. Lucio era un amico del'Aisla e non è mai mancato a eventi a sostegno della ricerca. Pino è stato un compagno di viaggio meraviglioso. “Non abbiam bisogno di parole” la facevamo insieme nel tour con De Gregori e la Mannoia. La sua chitarra ricamava questa canzone in modo eccezionale e la gente reagiva sempre in maniera entusiasta.

Lei ha partecipato allo storico tour di Banana Republic di Dalla e De Gregori, nel 1979,che ha fatto tappa anche in Abruzzo. Che ricordi ha di quella esperienza?

Meravigliosi. Era il primo concerto che si poteva fare liberamente dopo il momento un po' di piombo che c'era stato. Tutti i cantanti più commerciali erano stati messi da parte, mentre i cantautori impegnati politicamente la facevano da padrone. Ci fu un fermo totale e una grande attesa, furono anni non sereni. Ma Lucio e Franceso trovarono il coraggio di fare questo passo enorme.

“Colui che nonostante le intemperie della vita trova il modo di sollevarsi in aria”. Ha descritto così il suo inedito “Aquilone”. Quanto è difficile farlo realmente?

Moltissimo. In questo momento soprattutto. Questa è la canzone più in sintonia con la filosofia del disco. Conosco i malati di Sla e la loro forza è spaventosa. Sono tutti consapevoli e hanno tutti una grande speranza. Sono degli eroi, degli aquiloni che vogliono volare nonostante tutto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA