Rosati: «Servono più anestesisti per il parto indolore»

Il primario della Ostetricia spiega perché la clinica di Chieti ha superato Pescara per numero di nuovi nati in Abruzzo
PESCARA. «Facciamo tante attività chirurgiche di altissimo livello come la villocentesi o le trasfusioni in utero, siamo in prima linea nell’utilizzo della robotica e delle tecniche di laparoscopia, così come previsto dalle linee guida ministeriali, ma purtroppo non possiamo effettuare il parto indolore a causa di un numero troppo basso di anestesisti e questo sicuramente determina una perdita di pazienti a vantaggio del polo ospedaliero teatino». La spiega così Maurizio Rosati, direttore dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Pescara, l’impennata di parti registrati nella clinica del Santissima Annunziata di Chieti nei primi sei mesi del 2015 e la diminuzione degli interventi realizzati nella Asl pescarese.
In base alle statistiche relative al primo semestre 2015, per la prima volta, il centro nascite teatino supera quello della città adriatica: 843 parti effettuati da gennaio a giugno contro i 796 di Pescara con una previsione di 1.736 interventi a fine anno a Chieti e 1.642 a Pescara. Un dato che fotografa le mutate preferenze del popolo delle neomamme.
«Ma i numeri non sono l’unico indice con il quale confrontarsi», sottolinea Rosati, «negli ultimi anni abbiamo portato avanti un discorso di qualità, impegnandoci per rendere concreta l’Ostetricia sociale. La nostra équipe si è specializzata in operazioni molto delicate e ha avviato percorsi per migliorare la qualità della vita delle gestanti prima, durante e dopo il parto. Lo dimostra l’indice di mobilità attiva, attestato al 20 per cento, un fattore che testimonia come oggi non si va più fuori regione per partorire o per sottoporsi a un delicato intervento chirurgico». L’elenco delle eccellenze portate avanti quotidianamente dai medici dell’unità operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale civile è lungo: dal percorso nascita allo sportello rosa, entrambi servizi che permettono di abbassare i tempi di attesa, migliorare la comunicazione tra i consultori e gli ospedali e diminuire sensibilmente anche i costi, indirizzando i pazienti nei consultori oppure in ospedale se la gravidanza è a rischio e occorre quindi ricorrere al parto cesareo. In cantiere, nel breve termine, c’è il progetto “Punto mamma” che prevede di seguire le neomamme anche durante l’allattamento. A breve, partiranno i lavori di allargamento della sala parto, al quarto piano dell’ala nord dell’ospedale.
Tra i fiori all’occhiello dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia c’è il taglio netto del numero complessivo dei parti cesarei realizzati lo scorso anno: il 30,9 per cento degli interventi totali a Pescara a fronte del 43,2 per cento di Chieti. «Dispiace che il nostro centro, punto di riferimento regionale dotato di una qualificata Neonatologia e di una Chirurgia pediatrica all’avanguardia, specializzato in robotica e interventi in laparoscopia, non possa effettuare il parto indolore poiché non ci sono anestesisti a sufficienza da impiegare per una tecnica complessa come l’anestesia epidurale», si rammarica Rosati, il primario arrivato dal Trentino per risollevare le sorti del reparto.
«L’aumento dei parti di Chieti», aggiunge Maurizio Rosati, «rappresenta la prova che il parto epidurale sposta una grossa fetta di pazienti, anche se ci sono i pro e i contro come in tutte le tecniche interventistiche».
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