Rosciano: prosciolti il sindaco, il vice e altri due imputati

ROSCIANO. «Prosciolti perché il fatto non sussiste». Con questa formula si è chiusa davanti al gup di Pescara, Nicola Colantonio, il procedimento giudiziario, nato a seguito di alcuni esposti anonimi,...
ROSCIANO. «Prosciolti perché il fatto non sussiste». Con questa formula si è chiusa davanti al gup di Pescara, Nicola Colantonio, il procedimento giudiziario, nato a seguito di alcuni esposti anonimi, a carico del sindaco di Rosciano, Alberto Secamiglio (foto), e del vice sindaco, Liberato Pompizzi, accusati di concorso in abuso d’ufficio relativamente ad una vicenda del 2011 su una presunta assunzione illegittima presso il Comune. Al sindaco era contestato anche il reato di falso in atto pubblico, ma è stato prosciolto anche da questa accusa. Il giudice ha, inoltre, prosciolto dal reato di abuso anche Maria Sandra Mariani, dipendente comunale del settore Affari Generali, assistita dall’avvocato Marco Spagnuolo, e Carla Palozzo, partecipante alla selezione pubblica per il ruolo di esecutore amministrativo categoria B, difesa dal legale Gabriele Silvetti.
La pm Silvia Santoro, ieri sostituita in udienza dalla collega Barbara Del Bono, aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli imputati. Nello specifico, il sindaco e vice sindaco, assistiti dagli avvocati Ugo Di Silvestre e Stefano De Palma, erano accusati sostanzialmente di aver favorito l’assunzione e l’immissione in servizio di Carla Palozzo, cugina dell’assessore Simone Paolozzo, come esecutore amministrativo categoria B tramite una determina del primo cittadino del 19 dicembre 2011.
Sempre secondo l’accusa, gli imputati avrebbero violato la deliberazione della giunta regionale 157 del 24 febbraio 2006 attuativa dei Servizi per l’Impiego delle Province, l’articolo 34 del regolamento comunale e l’articolo 35 del decreto legislativo 165/01, «procurando un ingiusto vantaggio alla Palozzo e arrecando un danno all'altra partecipante ammessa alla selezione nonché agli esclusi per mancanza del requisito della qualifica personale di addetto ad archivi, schedari ed assimilati». Il sindaco era imputato di falso perché, secondo l’accusa, nei verbali redatti dalla commissione esaminatrice avrebbe «attestato falsamente l'inesistenza di sue incompatibilità» con il ruolo di presidente della commissione «ben consapevole della sussistenza di evidenti incompatibilità dovute al fatto di essere sindaco». Il giudice però non ha ritenuto sussistenti le contestazioni e ha prosciolto gli imputati.
Marianna Ventura
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