Ruffini abbraccia Noemi: «È testimone dell’amore»

L’attore scrive un libro e racconta la storia della ragazzina di Guardiagrele La gioia del papà Andrea: «La Sma, per noi, significa senza mai arrendersi»
PESCARA. Immaginare coperte colorate nei letti di ospedale e non dimenticare la dimensione umana di chi deve affrontare una malattia. L’attore Paolo Ruffini, a Pescara per lo spettacolo “Quasi Amici”, suggerisce un punto di vista meno serio e noioso di fronte agli ostacoli della vita, come quelli incontrati dai protagonisti del suo libro “Posso solo amare”. Nelle stesse pagine, l’autore descrive Noemi Sciarretta, la ragazzina di 11 anni affetta da Atrofia muscolare spinale di tipo 1 (Sma), in maniera quasi rivoluzionaria, allo stesso modo in cui la stessa protagonista di una delle otto storie inserite nel testo, affronta la sua patologia neuromuscolare. Ieri mattina, all’Hotel Plaza, in piazza Sacro Cuore, la presentazione del volume. Un incontro organizzato da Andrea Sciarretta, papà di Noemi, e dall’associazione Progetto Noemi, che dal 2013 cerca di rispondere alle esigenze delle famiglie con disabilità gravissime attraverso lo sviluppo di progetto sociali. In prima linea per la solidarietà anche l’ex del Pescara, Gianluca Colonnello.
Nata a Guardiagrele il 31 maggio 2012, Noemi ha la capacità di andare oltre la sua condizione clinica. «Ho conosciuto questa bambina, che ha sfidato qualsiasi pronostico medico-scientifico con un concetto d’amore, che è anche l’amore verso se stessa», dice Ruffini. «Noemi mi ha restituito questa sensazione meravigliosa, ossia l’idea che non si può solo amare qualcun altro, ma si deve amare se stessi e l’amore che lei ha per se stessa e per la vita è esemplare. Siamo abituati alle etichette e ad avere un senso del pudore nei confronti di ciò che fa soffrire, come la malattia, ma nella vita c’è anche questo e bisogna accettarlo. Penso che l’amore provato da Noemi sia riferito al fatto che il dolore non sempre si vince, se si guarisce, ma si combatte se si accoglie», sottolinea l’artista, impegnato nel sociale con il progetto Up&Down, in cui lavora con attori disabili.
Il docufilm “Perdutamente”, per cui nel 2022 firma la regia, ha ispirato il suo libro. «Una persona con disabilità conduce una sua vita, che va al di là di tutto», dice ancora Ruffini. «Proviamo a immaginare il viaggio che si compie: questo è il fine ultimo, non la guarigione in sé». «Ed è proprio questa la visione di Noemi», ricorda il padre Andrea. «Non potrò mai dimenticare il sorriso di mia figlia nel momento in cui, subito dopo la diagnosi, io e la madre Tahereh abbiamo avuto un momento buio. Nostra figlia ci ha fatto capire che Sma sta per Senza Mai Arrendersi. Noemi non pensa di dover guarire, vive la sua vita al meglio, giorno dopo giorno. È anche molto esigente con se stessa e con tutte le persone alle quali vuole un gran bene. Con questo libro la sua storia oltrepassa i confini regionali», aggiunge il padre, che in realtà tempo fa è riuscito anche a incontrare Papa Francesco.
L’amore è la cura, sia nella storia di Noemi che nelle altre scelte da Ruffini nel libro: «Cambia la tipologia di amore», spiega. «Il testo si apre con un amore perduto. Un uomo ha una moglie, alla quale viene diagnosticato l’Alzheimer quando aveva 36 anni ed è morta a 45. Ogni amore del libro è abbinato a un concetto mitologico, perché ci sono delle storie nella vita che sembrano superare la realtà».
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