Saldo dell’Imu, chi paga la seconda rata

11 Dicembre 2023

Sabato prossimo scade il tempo, ma c’è una mini tolleranza di 48 ore. Esente la prima abitazione purché non sia di lusso

PESCARA. La scadenza del saldo Imu 2023 cade di sabato e, pertanto, il termine ordinario del 16 dicembre subisce un rinvio automatico al 18, data ultima entro la quale versare le somme dovute senza l’applicazione di sanzioni. L’appuntamento con la principale tassa sulla casa chiama alla cassa i proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale e non beneficiari di ulteriori esenzioni. Nessuna novità da segnalare in merito alle date da ricordare: entro il 16 giugno era necessario pagare la prima rata, l’acconto Imu; il saldo dell’imposta comunale sugli immobili deve essere versato invece entro il 18 dicembre.
Ai fini del calcolo e del pagamento della somma dovuta si ricorda che se per l’acconto è stato possibile utilizzare le aliquote fissate dal Comune di riferimento per la scorsa annualità, in sede di saldo si dovrà tener conto delle nuove aliquote stabilite entro ottobre con un apposito regolamento.
LE ESENZIONI
La Legge di Bilancio 2023 ha ampliato le ipotesi di esenzioni dal versamento dell’Imu a partire dall’anno in corso, prevedendo che l’imposta non è dovuta in caso di occupazione abusiva dell’immobile posseduto. Nello specifico, all’articolo 1, comma 759, della legge 27 dicembre 2019, numero 160 (consultabile sul web) è stata aggiunta la lettera g-bis, che dispone l’esenzione per gli immobili non utilizzabili né disponibili per i quali sia stata presentata denuncia di occupazione abusiva o qualora sia iniziata un’azione giudiziaria penale. La fruizione dell’esenzione è subordinata alla presentazione di un’apposita comunicazione al Comune di riferimento, così come è richiesto l’invio della stessa in caso di cessazione dei presupposti per fruire dell’esonero. È stata inoltre confermata l’esenzione Imu 2023 per i comuni di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto colpiti dagli eventi sismici del 2012, fino alla ricostruzione e agibilità degli edifici interessati e in ogni caso fino al 31 dicembre 2023.
CHI CI RIENTRA.
Il presupposto Imu, che definisce i casi in cui è obbligatorio il versamento della tassa sulla casa, è il possesso di: fabbricati, esclusa l’abitazione principale (salvo che si tratti di un’unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9); aree fabbricabili; terreni agricoli. Nello specifico, sono considerati soggetti passivi Imu: il proprietario dell’immobile, il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie, il genitore assegnatario della casa familiare a seguito di provvedimento del giudice; concessionario nel caso di concessione di aree demaniali; locatario per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria.
Si ricorda che l’Imu non si paga sulla prima casa, l’abitazione principale, a patto che questa non rientri tra le categorie degli immobili di lusso.
CONIUGI CON DUE CASE.
Non è una novità di quest’anno, ma è bene ritornare sulle regole previste ai fini dell’esenzione Imu per i coniugi con residenza in immobili differenti. La Corte Costituzionale con la sentenza numero 209 depositata il 13 ottobre 2022 ha ripristinato il diritto alla doppia esenzione. Nello specifico, la Consulta ha dichiarato illegittime le norme che prevedevano il diritto all’esenzione solo per una delle abitazioni possedute. L’agevolazione spetta per ciascuna abitazione principale di persone sposate o parti di un’unione civile anche, nel rispetto dei requisiti della dimora abituale e della residenza anagrafica del possessore dell’immobile a prescindere dal suo nucleo familiare. (u.c.)
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