Salta il coprifuoco, ucciso in Venezuela

Ragazzo di 21 anni originario di Popoli freddato mentre rientra a casa. La zia di Sulmona: «Forse volevano rapinarlo»
POPOLI. L’hanno ucciso con tre colpi di arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata. Una morte atroce toccata a Matteo Di Francescoantonio, 21 anni di Popoli ed emigrato da poco più di un anno in Venezuela. Il corpo del giovane è stato ritrovato a ridosso di una zona boschiva nei pressi di una strada nel quartiere di Los Jardines nel comune di Diego Ibarra nello stato di Carabob. L’identificazione è stata fatta dalla polizia locale. Nella zona del ritrovamento, non molto distante da via Victoria, dove il giovane viveva, si è recata anche la madre, originaria del Venezuela. Il ragazzo dopo la morte del padre Nicola, noto fornaio a Popoli, si era trasferito in Sudamerica per seguire sua madre e il fratello più piccolo. «L’hanno ucciso come un cane solo perché ha fatto tardi nel rientrare a casa», afferma la zia Lolimar D’Amato di Sulmona, «quello che sappiamo è solo grazie al racconto dell’amico che era con lui quella sera. Quest’ultimo ha detto che entrambi erano usciti intorno alle 21 di martedì e mentre si affrettavano a tornare a casa si sono accorti che qualcuno li seguiva, così si sono messi a correre dividendosi. Ma per mio nipote non c’è stato nulla da fare e l’hanno ucciso con tre pallottole. Gli hanno sparato forse per rapinarlo, ma non sappiamo se c’è dell’altro. Stiamo cercando di riportare in Italia la salma di Matteo e con lui anche mia sorella e l’altro nipote, perché in Venezuela ora sono soli».
Il corpo senza vita del giovane, molto conosciuto nel circondario di Popoli e nella Valle Peligna, è stato ritrovato a ridosso di una strada che collega Valencia a Maracay. Un’arteria spesso teatro di rapine e scontri, a mano armata, tra appartenenti a gang giovanili e la polizia. Indagini sono in corso per cercare di risalire all’autore dell’omicidio. Fondamentale sarà ricostruire le ultime ore di vita del ragazzo, in un primo tempo dato per disperso da parte della madre, proprio perché non lo aveva visto rientrare per la notte. In particolare, è necessario capire a che ora è stato ucciso. Un’operazione non facile dato l’alto numero di bande che controllano la zona e i continui scambi di colpi di arma da fuoco tra le gang oltre che con la polizia. Una situazione che peggiora nella notte quando vere e proprie barricate vengono erette per evitare incursioni della polizia o di altri gruppi armati rivali, nei quartieri. Diverse però le ipotesi che non escludono nemmeno quella di un omicidio passionale o il tentativo di rapina da parte di qualche delinquente che voleva impossessarsi di eventuali risparmi della famiglia. Un’ipotesi non del tutto priva di sfondamento se si pensa all’enorme valore che gli euro hanno nei confronti del Bolìvar moneta locale. Forse qualcuno, in un paese flagellato dalla crisi economica e sociale, ha pensato di impadronirsi con la violenza proprio del denaro, molto probabilmente posseduto dal giovane.
In Venezuela, soprattutto nella zona di Caracas, gli omicidi e le morti violente sono aumentate di molto negli ultimi anni. Nello stato di Carabobo, dove è stato ucciso il giovane popolese, solo nel mese di febbraio ci sono stati circa 180 omicidi. Tra loro anche Dino Rubens Tomassilli, originario di Pratola Peligna, ucciso all’età di 25 anni a Maracay con un colpo di pistola alla testa il 21 febbraio scorso: l’omicidio è avvenuto a qualche chilometro di distanza dal comune di Diego Ibarra dove è stato freddato il giovane popolese.
Intanto continuano anche le ricerche per fare luce sulle ultime ore del pescarese Mario Di Loreto, 31 anni trovato morto il 20 novembre scorso in un albergo di Montevideo in Uruguay.
«Siamo addolorati», ha detto il medico Edoardo Leombruni di Sulmona, impegnato nel far arrivare in Venezuela gli aiuti umanitari, «Matteo è il secondo ragazzo originario del Centro Abruzzo ucciso nel giro di sole due settimane nella regione che dista pochi chilometri da Caracas. Esprimiamo profondo dolore anche a nome di tutta la comunità italo venezuelana che vive nella nostra regione».
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