«Salvare l’ospedale San Massimo»

13 Luglio 2019

Pettinari alla Verì: la Regione approvi la deroga al decreto Lorenzin

PENNE. Ennesima visita ispettiva del vicepresidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari, all’ospedale San Massimo di Penne. Insieme ai consiglieri comunali di Penne Luca Falconetti e Paola Duttilo, Pettinari ha visitato i reparti e osservato le criticità.
«Ci sono reparti che rappresentano un’eccellenza in tutta la regione, come ortopedia e gastroenterologia che vengono scelti anche da pazienti di fuori regione. Neppure questo è sufficiente per l’ospedale di Penne, che adesso rischia di essere chiuso definitivamente. È l’ennesima volta», afferma Pettinari «che vengo al San Massimo e mi trovo sempre costretto a constatare quali disagi siano costretti a vivere ogni giorno i bravi medici, infermieri e operatori socio-sanitari. La carenza di personale, principale causa delle lunghe liste d’attesa, e la fatiscenza degli edifici, confermano l’urgenza di un intervento diretto e improrogabile da parte di Regione Abruzzo. L’assessore alla sanità Verì e il presidente Marsilio non devono far altro che approvare la deroga prevista per la struttura di Penne al decreto Lorenzin, rendendolo ospedale di base sede di pronto soccorso. Solo così sarà possibile salvarlo dalla chiusura e continuare sia ad offrire ai cittadini servizi di cui hanno urgente bisogno, sia proteggere le eccellenze qui presenti. L’ortopedia del San Massimo ogni anno effettua oltre 800 interventi operatori, un numero enorme per avere appena 4 medici in organico. L’assessore Verì deve rinforzare il reparto provvedendo all’assunzione di almeno un altro medico e smaltire più in fretta le richieste dei cittadini. Un’altra eccellenza è rappresentata dal reparto di gastroenterologia. Qui» sottolinea Pettinari «dal pensionamento di un collega, è attivo un solo medico. Il sostituto è stato inspiegabilmente spedito all’ospedale di Pescara, lasciando il reparto in difficoltà. Il processo di chiusura della struttura deve essere fermato senza alcun indugio». (f.b.)