Salvini: elezione diretta dei presidenti nel 2024

12 Ottobre 2023

La premier Meloni: «Dall’Aquila parte un segnale forte di rinascita»

L'AQUILA . Parte dall'Aquila la svolta nella riforma delle Province, al vaglio del Governo. «Una scelta particolarmente significativa», l'ha definita la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, nel messaggio letto in avvio dei lavori dell'assemblea dell'Upi, l'Unione delle province italiane. Una due giorni, che ha visto martedì pomeriggio la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da cui è emersa l'esigenza comune «di superare la riforma del 2014 del ministro del Pd, Graziano Delrio, che ha declassato le province ad enti di secondo livello, senza più giunta e assessori».
I tempi saranno stretti, secondo quanto dichiarato, nel suo intervento in collegamento video, dal vice premier e ministro per le Infrastrutture, Matteo Salvini: «Ritengo possibile tornare a eleggere direttamente i presidenti delle Province, con piene funzioni, già dalla primavera 2024. Come ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è importante non rimanere a metà del guado».
AL VOTO NEL 2024
Le massime cariche dello Stato hanno preso parte, in presenza e in collegamento esterno, all'assemblea nazionale Upi che il presidente della provincia dell'Aquila, Angelo Caruso, ha fortemente voluto in città.
«Ho apprezzato molto la decisione dell’Upi di celebrare quest’assemblea all’Aquila, città alla quale sono particolarmente legata e che rappresenta un simbolo del riscatto e della capacità della nostra nazione di superare le difficoltà e di rialzarsi con ancor più forza e determinazione», ha dichiarato la premier Meloni, «per questo è particolarmente significativa la scelta di inserire la storia delle Province, una storia ancora densa di prospettive, nel solco dell’esperienza di rinascita vissuta dalla comunità aquilana e abruzzese». Dal Governo sono arrivate le prime risposte alle sollecitazioni della folta platea di presidenti di provincia e degli altri enti locali, giunti da tutta Italia. Per il ministro Salvini «è possibile e opportuno tornare a votare i presidenti delle province già in concomitanza con le elezioni Europee della primavera del 2024. La commissione del Senato dovrebbe finire entro la settimana prossima l’esame degli emendamenti alla nuova legge. Emendamenti», ha detto il ministro, «che sono stati depositati a luglio. L’iter sarà portato avanti». E ha aggiunto: «Occorre ridare alle Province la "P" maiuscola e le piene competenze su alcuni temi come la manutenzione stradale e le scuole. Occorre dire agli italiani che reintrodurre le Province a pieno regime non rappresenta un costo, ma un beneficio. Non si può fare il sindaco e il presidente provincia nello stesso tempo: la riforma lasciata a metà non ha portato risparmi. Abbiamo migliaia di comuni senza ufficio tecnico, un ente di coordinamento tra una regione e un comune di montagna è necessario. Stiamo lavorando al piano Acqua e al Piano casa, ci sono tanti lavori pubblici da effettuare con il Pnrr, in merito del quale faccio due riunioni al giorno. In tutti questi casi il ruolo degli enti intermedi, vicino al territorio, è fondamentale».
ASSUNZIONI NELLA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE
Nel corso dell'assemblea nazionale "Le Province, che storia!", che si è svolta al ridotto al Ridotto del teatro comunale, è stato affrontato il problema del trasferimento dei fondi: tra i temi evidenziati «la necessità da parte del governo di trasferire 841 milioni di euro, per colmare lo squilibrio di parte corrente delle Province». Il fabbisogno standard , infatti, di 1 miliardo e 800 milioni a fronte di 936 milioni erogati dallo Stato nel 2021. La spesa per il personale nel 2022 ammonta a 688 milioni di euro, in aumento di 28 milioni rispetto al 2022. Le entrate in conto capitale nel 2022 sono state circa 2 miliardi, raddoppiate rispetto al 2021: capitolo su cui hanno inciso i fondi del Pnrr. Il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, nel suo intervento ha parlato di «una nuova stagione per la pubblica amministrazione».
«I dipendenti pubblici sono diminuiti nella tornata dal 2009 al 2019 con il blocco del turn over, ma ora stiamo recuperando per dare benzina al processo di reclutamento. Nel 2022 abbiamo assunto 160mila persone nella Pa: quest'anno», ha assicurato Zangrillo, «ne assumeremo 173mila e altrettante nel 2024. Ma – sfatiamo un mito – l’Italia non è il Paese del posto fisso e pubblico: la media europea di dipendenti pubblici è dell’8% rispetto alla popolazione, noi siamo al 5,4%». Da qui, la necessità di procedere a nuove assunzioni e accelerare le procedure concorsuali. «Il tempo medio di durata di una procedura concorsuale nel 2020 è di 786 giorni», ha fatto notare il ministro Zangrillo, «con la modalità digitale l’obiettivo è di ridurre i tempi a soli sei mesi: ho firmato una direttiva in materia».
RIMODULAZIONE PNRR
«Ci sono stati fattori oggettivi che hanno imposto la rimodulazione degli obiettivi del Pnrr: guerra, aumento dei costi energetici e delle materie prime. E c’è una differenza tra immaginare un piano e, poi, realizzarlo. Ma non faccio nessuna polemica, ho rispetto istituzionale», ha chiarito il ministro per gli Affari europei, il Sud e le Politiche di coesione, Raffaele Fitto, «capisco che ci siano rivendicazione sugli interventi, ma parto da dati di fatto, ci sono interventi che non potranno essere realizzati nei tempi con il Pnrr. Ricordo che a giugno del 2026 le opere dovranno essere collaudate e rischiamo sanzioni. Il Pnrr non è stato un regalo, non è stato raggiunto per meriti particolari. L’Italia ha ottenuto il fondo più grande per ragioni oggettive. Tutti gli interventi troveranno un finanziamento alternativo».
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