San Valentino su RaiUno: la messa in mondovisione

29 Febbraio 2020

Accolta la richiesta del parroco: domani la celebrazione trasmessa in diretta tv Il regista è don Simone Chiappetta di Torre. Collegati quasi due milioni di persone

SAN VALENTINO. San Valentino in mondovisione, in diretta tv. Domani, dalle 10.55 e per circa un’ora, il piccolo borgo sarà protagonista su Rai Uno, con la santa messa trasmessa dalla chiesa dei Santi Valentino e Damiano.
Un grande giorno per il paese, visto che questo appuntamento di Rai Uno, nato 60 anni fa, è il più seguito della domenica mattina, con il 20% di share: davanti alla tv ci sono, in media, un milione e 800mila spettatori solo in Italia, più quelli che seguono Rai Italia dall'estero, e poi c'è chi ascolta la messa su Radio 1 e Radio Vaticana. L’iniziativa è stata del parroco, don Rocco D’Orazio, che ha presentato una richiesta alla Conferenza episcopale italiana, promotrice di questo servizio insieme alla Rai. E la domanda del parroco è stata accolta per cui, 20 giorni fa, si è messa in moto la macchina dei preparativi, con il primo sopralluogo e l’incontro con don Rocco, il coro e chi si occupa del servizio liturgico. Giovedì sono arrivati in paese i primi mezzi (sono 25 i componenti della troupe). In regia ci sarà Simone Chiappetta, che è anche autore dei testi e montatore, un prete originario di Torre de’ Passeri che oltre ad essere giornalista ha cominciato a lavorare prima sulla fotografia e poi - dopo aver ricevuto una proposta in questo campo - è passato al mondo delle immagini, come racconta lui stesso con una certa ritrosia, perché, dice, «caratterialmente preferisco stare dietro le quinte».
Alternandosi con altri due registi, don Simone si occupa ogni domenica della trasmissione e domani a san Valentino è il suo turno. Il suo lavoro avverrà «davanti al monitor, dentro uno dei camion» approdati in paese, e al suo fianco ci sarà Gianni Epifani, mentre in chiesa ci sarà un assistente, Andrea Natali, di Morrovalle, e in un locale a parte ci sarà la speaker, Simona De Santis: a lei saranno affidati i commenti liturgici.
Pur avendo studiato tutto nei minimi dettagli, dai punti dove nascondere le telecamere in chiesa, alla riduzione a zero dei tempi morti della celebrazione, il regista ci tiene a dire che «non è uno spettacolo». La messa in tv, spiega, «è un servizio alle persone che restano a casa, ai malati, ai detenuti. E ciò che desideriamo è trasmettere ai telespettatori il senso della vita parrocchiale. Ci piace scegliere paesi piccoli per dare la possibilità a chi ci segue di ritrovarsi in una situazione simile a quelle vissute. E per me, personalmente, è come avere la più grande parrocchia d'Italia, per la mia pastorale». Andando oltre la fede, la messa sul piccolo schermo è anche «un bel modo per far conoscere città e paesi, una promozione del territorio, attraverso una cartolina», cioè una scheda di presentazione del paese di tre minuti e mezzo, prima della celebrazione.
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