Sanità Abruzzo, 120 milioni in più nel 2020

6 Aprile 2020

Il presidente scrive al governo sulla proposta di sospendere le rate per il rientro del disavanzo

L'AQUILA. L'Abruzzo avrà circa 120 milioni di euro in più per il comparto della sanità, in prima linea nella emergenza coronavirus: quasi 90 riguardano il riparto regionale per i 4 miliardi in più previsti nel piano sanitario nazionale per il 2020, che è complessivamente di 117 miliardi di euro; circa 31 per la ripartizione dei fondi nazionali già stanziati per l'emergenza Covid-19 con una serie di decreti, ultimo dei quali il cosiddetto «Cura Italia».
Metà di questa posta è riservata alle spese specifiche sul personale sanitario, della partita fanno parte anche le integrazioni delle convenzioni con le cliniche private impegnate nel covid. I circa 31 milioni di euro sono stati già trasferiti nelle casse della Regione Abruzzo: si tratta quindi di fondi immediatamente spendibili, in parte anticipati dalla Giunta per fare fronte alle emergenze, che però la Regione non può utilizzare se prima non invia al Governo un programma operativo che non è stato ancora redatto.
Ieri il presidente della Regione Marco Marsilio ha scritto una lettera al viceministro dell’Economia Antonio Misiani per chiarire la sua proposta di sospendere le rate del disavanzo del bilancio regionale. Marsilio chiarisce che non si vuole sospendere il “piano di rientro sanitario” «di cui ben conosciamo i limiti e la complessità per una sua modifica quanto, invece, il piano di rientro del proprio disavanzo relativo alle sole annualità 2014 e 2015 (anni in cui si è proceduto all’introduzione del nuovo sistema contabile armonizzato)». «La norma su cui si intende intervenire», continua Marsilio, «non interferisce sulla parte entrata del bilancio dell’ente, limitandosi a sospendere l’accantonamento obbligatorio oggi previsto, che per la nostra regione vale circa 30 milioni, e che, per detto importo, riduce, in ciascun esercizio del piano di rientro, la capacità di spesa ad entrate invariate. Inoltre, al fine di evitare eccezioni di incostituzionalità legate alla possibilità di “scaricare” sulle future generazioni disavanzi passati, la norma, in questo momento di particolare eccezionalità, si limita a prevedere esclusivamente una rimodulazione del piano, attraverso una sospensione nel periodo 2020/2022 dell’accantonamento delle quote di disavanzo sul bilancio dell’ente».