Sbranato dal cane a 19 mesi

20 Ottobre 2016

Cepagatti, il piccolo è sfuggito al controllo dei familiari impegnati nel trasloco

SEGUE DALLA PRIMA. È lì dietro che si è consumata la tragedia, in mezzo agli alberi di via Moncocitto, zona rurale in contrada Cantò, dietro le piscine di Cepagatti, alla fine di una stradina dove si contano tre o quattro case al massimo. Una tragedia silenziosa perché il piccolo Ferdinando non ha avuto neanche il tempo di urlare, di piangere, di chiedere aiuto. L’hanno scoperto a terra, sanguinante, con il Corso che gli girava ancora intorno, quando il papà ha detto alla moglie che era meglio slegare il cane e fargli fare un giro prima di portarlo a casa nuova. Lei è andata.

E ha urlato disperata. «Se l’è abbracciato, era ancora vivo», ricorda un’ora dopo il nonno Aleardo che ha solo questa scena in testa mentre ha cancellato le urla disperate di sua figlia e del genero mentre si affannavano a chiamare il 118.

Due le chiamate arrivate alla centrale operativa che con voce concitata chiedevano aiuto per un bambino ferito dai morsi di un cane, ma quando l’elisoccorso e l’ambulanza sono arrivati, in quel fazzoletto di terra hanno trovato solo le chiazze di sangue del piccolo. Perché il papà aveva fretta di salvare il suo bambino, voleva fare presto, e con l’operaio che fino a un attimo prima lo stava aiutando a caricare il camion, si è messo con il figlioletto in macchina ed è corso quanto più ha potuto verso l’ospedale di Chieti. Ma non è bastato, perché quando il piccolo è arrivato in ospedale non c’era già più nulla da fare: troppo profonde le ferite lasciate dai morsi che il cane gli aveva rifilato nei suoi punti più vitali.

E mentre a Chieti lo strazio infinito faceva inginocchiare il papà a terra, disperato come la mamma acquisita di Ferdinando che lo accudiva come fosse suo figlio e della nonna che per ultima aveva avuto per mano quel frugoletto, a Cepagatti i carabinieri diretti dal comandante Vincenzo Volpe hanno iniziato a ricostruire l’accaduto mentre la tragica notizia stroncava tutte le speranze di chi era rimasto. Del nonno Aleardo, dei vicini, ma anche di tutti i soccorritori che fino all’ultimo anche per telefono, in quella folle corsa del papà in macchina, cercavano di dare i consigli su come tenerlo, su come spostarlo, su come cercare di evitare di fargli ancora più male. Nel piazzale divenuto di colpo silenzioso, oltre ai carabinieri sono arrivati i sanitari della Asl. Il cane, Giulia, che ha tentato di rivoltarsi anche a un addetto della Asl, è stato caricato su un furgone e portato al canile di Pescara, sotto sequestro. Dai primi accertamenti i carabinieri, coordinati dal maggiore Claudio Scarponi, hanno ricostruito che il cane era legalmente detenuto dal papà di Ferdinando, imprenditore nel settore degli infissi, che lo aveva acquistato da un allevatore di Villanova. Un appassionato che oltre a “Giulia” che ieri era legata alla catena, aveva un altro esemplare femmina di Corso, Aureliana, che libera lì a pochi metri sarebbe rimasta in disparte mentre l’altra si accaniva sul bambino. «Ma quella non fa niente, era l’altra quella aggressiva. Aveva aggredito la sorella, un altro Corso, gli aveva maciullato una zampa e quella per il terrore era scappata», racconta ancora stravolto nonno Aleardo. «Quante volte gliel’ho detto a mio genero liv’ su’ can’, liv’ su’ can’. E adesso? Che dobbiamo fare? ».

Adesso c’è un padre in ginocchio che non si dà pace, e c’è un’inchiesta, affidata al pm Silvia Santoro che dovrà verificare eventuali responsabilità nella morte di questo bambino che in un pomeriggio d’autunno, con il lettino già pronto sul camion per la nuova casa, è morto per i morsi di un cane.

Simona De Leonardis