«Scelta affrettata, cittadini non informati»

Sacrificare Montesilvano e Spoltore, come si è fatto in passato con Castellamare per fare di Pescara una provincia? Un errore. È il pensiero del consigliere comunale del gruppo misto di Montesilvano,...
Sacrificare Montesilvano e Spoltore, come si è fatto in passato con Castellamare per fare di Pescara una provincia? Un errore. È il pensiero del consigliere comunale del gruppo misto di Montesilvano, Gabriele Di Stefano (foto), in margine al progetto di fusione su cui i due Comuni più piccoli chiedono oggi di approfondire la riflessione e di rinviare i tempi di un pronunciamento, se possibile più meditato. Per Di Stefano, «guardare al futuro è importante, ma senza dimenticare la storia, ossia il percorso che, nel bene e nel male, ha caratterizzato il nostro presente.
Castellamare Adriatico» osserva il consigliere del gruppo misto, «contava circa 1.500 abitanti e oggi il 90% della popolazione.Pescara, oggi come nel 1927, è l’unica città che vedrebbe accrescere il proprio prestigio, fagocitando risorse e territori che con fatica hanno amministrato altri, tra l’altro mantenendo il nome Pescara».
Di Stefano ribadisce dunque contrarietà alla fusione, «sia nel metodo utilizzato per la consultazione referendaria, che nel merito della questione.
Nel metodo, i cittadini sono stati chiamati a un referendum indetto all’interno di una consultazione elettorale che comprendeva il voto alle regionali, comunali ed europee. Insomma, non hanno potuto approfondire temi e argomenti necessari per un voto informato. La scelta era in realtà ben più complessa, dalle tanmte implicazioni economiche, finanziarie, amministrative, infrastrutturali». Da qui, Di Stefano rilanc ia la necessità di riproporre il quesito, spiegando bene ai cittadini le conseguenze positive e negative di una decisione che avrà un grande peso nel futuro.
Castellamare Adriatico» osserva il consigliere del gruppo misto, «contava circa 1.500 abitanti e oggi il 90% della popolazione.Pescara, oggi come nel 1927, è l’unica città che vedrebbe accrescere il proprio prestigio, fagocitando risorse e territori che con fatica hanno amministrato altri, tra l’altro mantenendo il nome Pescara».
Di Stefano ribadisce dunque contrarietà alla fusione, «sia nel metodo utilizzato per la consultazione referendaria, che nel merito della questione.
Nel metodo, i cittadini sono stati chiamati a un referendum indetto all’interno di una consultazione elettorale che comprendeva il voto alle regionali, comunali ed europee. Insomma, non hanno potuto approfondire temi e argomenti necessari per un voto informato. La scelta era in realtà ben più complessa, dalle tanmte implicazioni economiche, finanziarie, amministrative, infrastrutturali». Da qui, Di Stefano rilanc ia la necessità di riproporre il quesito, spiegando bene ai cittadini le conseguenze positive e negative di una decisione che avrà un grande peso nel futuro.

