Sci beffato, ora servono gli aiuti

14 Gennaio 2021

L’appello dei proprietari degli impianti: ristori e tempi certi per le riaperture

L’AQUILA. Nel nuovo Dpcm che entrerà in vigore a partire dal 16 gennaio, ci sarà quasi certamente anche lo slittamento della data di apertura degli impianti di sci, all’inizio fissata per il 7 gennaio e poi posticipata al 18.
La nuova fumata nera rappresenta, oltre che un’ulteriore tegola per i gestori degli impianti, anche una beffa, visto che da anni non si assisteva a un inverno così nevoso. La Regione Abruzzo, un mese fa, ha approvato una legge con la quale sono stati stanziati oltre 3 milioni di euro per ristorare le perdite dei gestori, dare un po’ di ossigeno a maestri di sci, guide alpine e noleggi nonché aiutare i Comuni, per i quai sono stati previsti dei contributi a compensazione dei mancati introiti provenienti dai canoni concessori. Ma è evidente che dovranno arrivare più risorse dallo Stato per dare sostegno a un settore in ginocchio.
Marco Bussone, presidente nazionale Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani), chiede «ristori, tempi certi per apertura ma anche una migliore analisi del rischio contagio. La nostra associazione», afferma Bussone, «si unisce alle richieste e alle proposte delle Regioni al Governo che sta lavorando su questo fronte con il ministro Boccia in testa. Occorre individuare aiuti alle imprese e ai lavoratori in linea con gli Stati europei, in particolare Francia e Spagna, notificando insieme, con un modello univoco, gli aiuti di stato a Bruxelles. Questo permetterebbe di avere un sistema di aiuti comune nel sistema europeo. Abbiamo la naturale sede della Strategia macroregionale alpina per questo tipo di lavoro, che genera coesione. Anche per maestri di sci, rifugi escursionistici e altre categorie di imprese e lavoratori colpite, un raffronto con gli aiuti erogati da parte di altri Paesi Ue per l'Italia, è importante per evitare sperequazioni. È necessario per i gestori d’impianti di risalita avere certezze delle regole di apertura e delle modalità di gestione dei flussi di fruitori degli impianti e delle poste. In questa direzione», conclude, «si consentano analisi del rischio contagio, ad esempio valutando da subito l'apertura di una o più stazioni invernali per regione, così da monitorare gestioni e livello di rischio reale di contagio, non solo sulla base di proiezioni e indicatori». (ro.ciu.)