Scioperano 6mila avvocati fino a domani

Slittano centinaia di udienze (compresa l’inchiesta su Rigopiano) per la maxi protesta contro lo stop alla prescrizione
PESCARA . Sono circa seimila gli avvocati abruzzesi che sono scesi in campo contro la riforma della prescrizione, la norma che entrerà in vigore a partire dal prossimo 1° gennaio. A proclamare l’astensione, partita il 21 ottobre e che si concluderà domani, è l’Unione delle Camere penali italiane. Un’iniziativa che di fatto comporterà il rinvio di numerosi processi, tra i quali quello relativo al filone principale dell’inchiesta su Rigopiano, calendarizzato proprio per il 25 ottobre. La riforma, difesa a spada tratta la riforma dal ministro Alfonso Bonafede, secondo l'Unione delle Camere Penali, «di fatto abroga la prescrizione del reato dopo la pronunzia della sentenza resa dal giudice del primo grado».
A PROCESSO, PER SEMPRE. Un meccanismo, per il presidente di Upci, Gian Domenico Caiazza, che mette in discussione «il diritto di ogni persona, sia essa imputata o persona offesa, a non rimanere in balia della giustizia penale a tempo indeterminato, secondo le capacità o l'arbitrio dello Stato». Per semplificare il concetto, sempre secondo Caiazza, «è come se si volesse intervenire sul problema del deterioramento del cibo togliendo la data di scadenza». E per quanto riguarda i possibili effetti, per il presidente dell’Upci «ci sta per esplodere una bomba atomica nei tribunali».
PRESCRIZIONE ADDIO. La protesta degli avvocati, spiega il presidente della Camera penale di Chieti, Italo Colaneri, è legata alla necessità di «portare tutti, avvocati e popolazione, a conoscenza della vergognosa riforma che il parlamento italiano ha votato, con legge numero 3 del 9 gennaio 2019, cancellando, di fatto, l’istituto della prescrizione: lo si ricordi, nato per sopperire all’eccessiva lunghezza dei processi. Una lunghezza che ha portato l’Italia ad esser sanzionata a livello europeo e che ha generato altresì la cosiddetta Legge Pinto».
I RISARCIMENTI. Già, la legge Pinto, quella che prevede l'equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito a causa dell’irragionevole durata di un processo. Solo quest’anno i tribunali amministrativi regionali di tutta Italia hanno emesso più di 1500 sentenze in questo senso, delle quali sei in Abruzzo.
E LA COSTITUZIONE? L’avvocato Colaneri, non esita a definire la riforma «in contrasto con le esigenze oramai costituzionalizzate di ragionevole durata e giusto processo. Si è voluto abbreviare il tempo del processo, rendendolo senza fine: come arginare il mare eliminando gli scogli. Una scelta irrazionale, illogica, ingiusta e vessatoria, voluta da governo e parlamento per motivi di propaganda giustizialista e populista». In Italia, afferma ancora Colaneri, il 62% dei reati muore per prescrizione durante le indagini preliminari, «Noi non ci stiamo! Le vittime del reato invocheranno risarcimenti liquidabili senza scadenza, ed altrettanto senza fine qualsiasi cittadino potrà essere sotto processo. Non si dimentichi che il processo è già pena».
SOLUZIONI ALTERNATIVE. Per l’avvocato Colaneri le ipotesi per decongestionare l’apparato potrebbero essere diverse: «Da maggiori riti alternativi, alla depenalizzazione di alcuni reati. In Italia vi sono circa 240.000 avvocati e meno di 9.000 magistrati, è lapalissiano, perché non aumentare il numero dei magistrati per evitare la strage di reati morti per prescrizione durante le indagini preliminari»?
IL MINISTRO. «Non mi sono chiuso a nessuna forma di confronto», ma «la narrazione per cui dal primo gennaio c'è l'apocalisse della prescrizione è sbagliata», ha detto il ministro Bonafede in audizione in Commissione Giustizia della Camera. «Essendo quella una norma di diritto sostanziale e applicandosi ai reati commessi dal primo gennaio, avrà i suoi primi effetti non prima del 2024. Continuo ad avere un'apertura, sia con le forze di maggioranza, sia per le proposte delle opposizioni. A me interessa semplicemente ridurre i tempi del processo».

