Scompare a 107 anni Esterina Sonsini vedova Di Properzio

È’ morta ieri a 107 anni Esterina Sonsini, vedova Di Properzio, conosciuta da tutti come Ester Di Properzio. Viveva in città, ma era nata a Torre de' Passeri, dove la conoscevano tutti; anche il...
di PAOLA AURISICCHIO
Tutti i giorni alle 12 ha atteso alla finestra i figli "maschi" facendogli trovare sulla tavola prosciutto, formaggio e un bicchiere di vino. Non so per quanti decenni Esterina Sonsini in Di Properzio, mia nonna, abbia preparato l'aperitivo ante litteram ai figli che andavano a trovarla, a mezzogiorno e alle 18, portandole il quotidiano e, in combinata, Gente e Oggi.
In barba a oltre un secolo di storia di cui aveva quasi fastidio, presa com'era dal domani - dall'organizzare la famiglia, la casa e la tavola - nonna Ester se n'è andata a 107 anni lasciando i sei figli Renzo, Carlo, Mario, Minetto, Chiara e Anna, le nuore, il genero, i nipoti e i pronipoti e facendosi beffe dei sondaggi sugli anziani che per anni hanno chiamato casa per domandare: «Non sarà mica lucida?». Lo è perfettamente, sta leggendo di Matteo Renzi. «Mica camminerà ancora?». Due rampe di scale al giorno. Spedita.
Nata a Torre de' Passeri, non si sa dove nella sua giovinezza stesse la realtà o la leggenda. Né lei era incline a rimpiangere il passato e a sottoporsi agli "appuntamenti con la storia", come tra noi nipoti chiamavamo le sedute a cui ogni tanto la costringevamo a mo di quiz - Seconda guerra mondiale? Dov'eri il 25 aprile? (giorno in cui era nata, ma del 1909) - protesa com'è sempre stata al presente della famiglia, ad abbracciare le ultime novità e a un solo evento del passato: quando ha perso nel 1961 suo marito Sabatino Di Properzio, pioniere degli imprenditori d'Abruzzo nel settore petrolifero e delle costruzioni; attività, oggi, proseguite dai nipoti.
Con suo marito, presidente del Pescara calcio fino alla fine degli anni Cinquanta, aveva condiviso la famiglia come pilastro, la generosità, la passione per il calcio e per qualsiasi disciplina gradita, in particolare, se allo sport si abbinasse un intrigo: di Federica, come chiamava la Pellegrini (qualsiasi personaggio o politico solo per nome), non le andava giù la storia tormentata con Filippo (Magnini). Ed ecco perché, d'estate, nonna Ester chiedeva ai figli anche i più pepati Chi e Novella 2000 per non perdere l'ultima puntata su Al Bano e Romina, sulle feste di Silvio o su Belen.
La passione per la cucina di una volta preparata solo da lei, da mangiare pena lo sfinimento dei "mangia mangia" e un regalo sempre pronto per chiunque l'andasse a trovare, di qualsiasi generazione e in qualsiasi periodo dell'anno. Regali tirati fuori da un comò che tra oggetti immobili fermi nel tempo nascondeva profumi, bagni schiuma, trousse e portatutto, giochi e biscotti, anzi i fru-fru per i più piccoli. Male che andava, c'era un etto di prosciutto. Quello buono.
Del secolo scorso, mia nonna si era portata dietro solo il senso pratico e schietto delle cose: il mondo diviso in categorie, maschi e femmine, il "primo" figlio e il "primo" nipote, il gusto per il rimbrotto perpetuo se il suo ordine veniva alterato e l'esaltazione di una femminilità che si trasformava in eleganza a ogni uscita: quella per la spesa della mattina o del suo compleanno.
Nessuno, in famiglia, si è mai chiesto a quale pozione la nonna si fosse abbeverata, certi che la risposta a una mente brillantemente in fermento fino a ieri risiedesse nel pensiero costante alla famiglia, nell'ottimismo, nel fare risoluto e nell'eloquio senza fronzoli, come quando si inorgoglì di aver seppellito i suoi grandi coetanei Rita Levi di Montalcini e Indro Montanelli o di aver ricevuto per i suoi 100 anni e dall'affetto della città, mazzi di fiori più di Monica Bellucci.
A fine novembre, aveva già sbrigato la faccenda più urgente: l'ennesimo Natale. A figli, nipoti, nuore e pronipoti aveva già consegnato i suoi pensierini di Natale e anche quelli per la Befana, ancora una volta secondo il suo ordine rispettato e accettato: al più grande, il regalo più grande.
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