Sconti sugli affitti, ecco come ottenerli

15 Aprile 2018

In Abruzzo oltre 17mila proprietari hanno scelto la cosiddetta “cedolare secca” con sgravi grazie all’aliquota del 10%

PESCARA. Si chiama “cedolare secca”, e in Abruzzo è una pratica sempre più amata. Nel 2016, infatti, 17.107 proprietari di case l’hanno scelta nel momento in cui hanno stipulato un contratto di affitto a canone concordato, con l’aliquota del 10%.
Nella nostra regione, secondo dati del Dipartimento delle Finanze rielaborati dal Sole 24 Ore, il canone mensile medio di un appartamento affittato con la cedolare secca si aggira sui 403 euro, a fronte degli 846 della provincia di Bolzano, dei 552 della provincia di Trento, dei 628 del Lazio. La Sardegna è solo di 4 euro più cara dell’Abruzzo.
IL BOOM. A livello nazionale, tuttavia, il canone medio viaggia sui 493 euro mensili. Nell’anno fiscale 2016 (le dichiarazioni sono state presentate nel 2017), il 28,8% di proprietari ha scelto quella che, a buon diritto, potrebbe essere indicata come la precorritrice della flat tax all’italiana. In sei anni, invece, i contribuenti che hanno scelto la cedolare scelta sono cresciuti dell’800%.
I VANTAGGI. Aderire alla cedolare secca comporta una serie di vantaggi, sia per il proprietario, sia per l’inquilino. Il primo eviterà che il reddito derivante dalla locazione vada ad aggiungersi a quello da lavoro, magari facendo scattare l’aliquota superiore. In questo modo, invece, pagherà il 10% o il 21% di quanto ha riscosso affittando l’immobile, a prescindere dal suo livello di reddito.
Il secondo, invece, potrà contare su una rata mensile più bassa e sul fatto che l’affitto non subirà aumenti. Solo le locazioni a uso abitativo possono essere assoggettate a cedolare secca.
LE ALIQUOTE. Le percentuali applicabili sono due: la prima, quella più “gettonata”, è del 10%, ed è riservata a coloro che stipulano contratti a canone concordato, stabilito in base a una contrattazione che avviene a livello locale.
In questa tipologia, dall’anno scorso, rientrano anche gli affitti transitori. C’è poi l’aliquota al 21%, che si riferisce ai canoni d’affitto a canone libero. Un’opzione poco praticata, perché la “libertà” di stabilire un canone è comunque condizionata dal mercato di riferimento, e difficilmente il maggior prezzo che si riesce a spuntare va a coprire quel 12% in più di imposizione fiscale. La legge di Bilancio 2018, inoltre, ha stabilito che anche per quest’anno non ci sarà il paventato aumento dell’aliquota dal 10 al 20%.
COME FARE. La scelta si fa nel momento in cui si registra il contratto, attraverso il modello “RLI”, e per quanto riguarda l’eventuale rinnovo, entro 30 giorni dalla scadenza del primo contratto. Chi non comunica in anticipo il rinnovo non decade automaticamente dal beneficio fiscale, ma dovrà pagare una sanzione di 100 euro (ridotti a 50 se la comunicazione viene fatta entro i 30 giorni successivi). Il proprietario, inoltre, dovrà comunicare all’inquilino la volontà di avvalersi della cedolare secca attraverso una lettera raccomandata con la quale si impegna a non aumentare il canone. Non si pagano, inoltre, l’imposta di registro e quella di bollo.
QUANDO SI PAGA. Il pagamento funziona come quello dell’Irpef. L’acconto si può pagare in un’unica soluzione, entro il 30 novembre (importo inferiore a 257,52 euro), oppure in due rate (se superiore), rispettivamente del 40%(entro il 16 giugno) e del 60% (entro il 30 novembre). Il saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo.
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