Scontro sull’acquisto di test rapidi

Marcozzi (M5S) solleva dubbi sui kit, il fornitore Russo replica: «Nulla di illegale»
PESCARA. Ai dubbi sull’attendibilità degli screening di massa in Abruzzo e l’acquisto dei kit, sollevati dalla capogruppo del Movimento 5 stelle in Regione, Sara Marcozzi, fanno da contraltare le precisazioni di uno dei quattro fornitori dei test antigenici rapidi, l’imprenditore della comunicazione Michele Russo, che risponde: «Non c’è niente di illegale». Ma andiamo con ordine.
La giornata di ieri si è aperta con una conferenza stampa della consigliera Marcozzi sollecitata, come racconta, dal personale sanitario volontario impiegato durante la campagna di screening. La pentastellata, annunciando un'interpellanza urgente, ha avanzato perplessità sulla macchina organizzativa messa in piedi dal presidente Marco Marsilio «che sembrerebbe, alla luce dei numeri pubblicati, aver dato scarsi risultati», dice citando i casi opposti di Guardiagrele, con 4.334 persone sottoposte a test rapido di cui solo 10 positivi individuati, e Pizzoferrato, dove su 530 abitanti che si sono sottoposti all’esame con tampone molecolare i malati di Covid sono risultati 71. «È impensabile», rimarca, «che a Guardiagrele, nel bel mezzo di un focolaio con variante inglese, ci possa essere un numero così limitato di positivi. Molte persone, dopo l'esito negativo, potrebbero sentirsi tranquille e autorizzate ad attuare comportamenti disinvolti nelle relazioni sociali, contribuendo al diffondersi della pandemia».
Marcozzi parla poi dei quattro contratti di fornitura di tamponi antigenici rapidi stipulati dalla Regione. Nell’elenco sono presenti 50.000 tamponi a un costo di 134mila euro offerti dalla Tron Group Holding Srl (2,68 euro al pezzo); 108.940 forniti dalla Fora Spa per 249.472,60 euro (2,29 euro al pezzo); 50mila messi a disposizione dalla High Tech Screw Srl per 147mila euro (2,94 euro al pezzo) e infine 35mila forniti dalla Proxima Srl per 105mila euro (3 euro al pezzo).
«Da una visura camerale», rileva Marcozzi, «risulta che la società Proxima con sede a Roma ha come amministratore unico l’esperto di comunicazione di fiducia della maggioranza, Michele Russo, che ha già ricevuto incarichi diretti e adesso è anche il fornitore dei dispositivi medici, i più costosi, per diagnosticare il Covid».
Abbiamo sentito Russo. «Si tratta di una prassi legale e trasparente», ribatte. «Non ho mai avuto alcun incarico fiduciario né da Marsilio né dai suoi assessori. Lavoro da trent’anni nella comunicazione e con la mia agenzia partecipo a gare ad evidenza pubblica che posso vincere o perdere senza alcun favoritismo. Così è stato con la Asl di Teramo che mi ha affidato un solo lavoro sotto soglia, ritenendo adeguato il progetto presentato, mentre di recente ha scelto un’altra azienda per la campagna sul vaccino antinfluenzale. Con un'altra società che si occupa della vendita di prodotti sanitari», conclude, «ho partecipato, insieme ad altri, al bando per fornire i test rapidi, il cui unico requisito di classificazione era il prezzo dei dispositivi. Sono arrivato quarto ed ero stato escluso, salvo poi essere richiamato a causa dell’aumento delle richieste».

