Scrutatori scelti dai politici a Pescara, Del Vecchio a D’Alfonso: "La frittata ormai è fatta"

La polemica sulla chiamata diretta degli scrutatori da parte dei politici. L’ammissione del vice sindaco: "Ho segnalato tre disoccupati e cinque studenti tra cui mia figlia. Ho agito da padre, ma non è stato opportuno. Lei ha rinunciato subito"

PESCARA. «Ho segnalato all’ufficio elettorale otto persone. Tre disoccupati e cinque studenti tra cui, purtroppo, anche mia figlia e una sua amica».

Enzo Del Vecchio, vice sindaco Pd con deleghe alla Protezione civile, al Lavori pubblici, alle Grandi infrastrutture, al Demanio, al Personale, alla Manutenzione stradale e ai Cimiteri porta male l’abito del “furbetto”, ma nel giorno in cui l’elettrice tradita ha scatenato il pandemonio in Comune urlando a tutti che dopo vent’anni da scrutatrice era stata sostituita da Del Vecchio con la figlia, lo stesso Del Vecchio a malincuore ammette: «Ho commesso una leggerezza. Quando mia figlia mi ha chiamato dall’Aquila, dove studia, chiedendomi di farle fare la scrutatrice, non ci ho trovato nulla di male. Da padre ho pensato che fosse una buona esperienza. Ora mi rendo conto che non era opportuno».

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Quindi che farà?

Ho chiesto ai vigili urbani di recapitarmi la nomina perché già oggi pomeriggio (ieri ndr) mia figlia farà la rinuncia. Non ha bisogno di cento euro. Era un’esperienza. Ha 23 anni ed era un modo per rendersi autonoma, per capire. Io ho fatto il presidente di seggio per 15 anni. E sinceramente la prima cosa che ho pensato è che sarebbe stato un modo per averla a casa, visto che è sempre all’Aquila.

Si aspettava un polverone simile?

L’ho capito già domenica sera quando la cittadina, che sostengo come posso da anni, anche pagando a lei e alla sua famiglia le bollette di tasca mia, mi ha chiamato protestando che non era nell’elenco degli scrutatori. Le ho risposto che non ero più nella commissione elettorale. Poi mi ha richiamato chiedendomi se la Del Vecchio tra gli scrutatori era mia figlia. Le ho detto di sì. E ho capito subito dove sarebbe andata a parare. A quel punto ho chiamato mia figlia, le ho spiegato, lei stessa ha detto che avrebbe rinunciato chiedendomi scusa per avermi messo in questa situazione.

Anche D’Alfonso l’ha chiamata?

Domenica sera e oggi (ieri ndr).

Perché, la signora ha chiamato anche lui?

Evidentemente sì.

E che le ha detto D’Alfonso?

Mi ha detto “sistemami ’sta cosa”. Io gli ho risposto “Non la posso sistemare, la frittata è fatta”.

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Posta la sua buona fede, l’aver ragionato da padre, concorda sul fatto che un sistema basato sul cittadino che chiede un favore a un politico, sottende che poi il politico abbia a pretendere qualcosa in cambio, dal cittadino stesso?

È vero che si può pensare a un favore, ma in un momento di difficoltà come questo, in cui c’è tanta gente che ha bisogno, la politica deve rispondere. Se lo fa in maniera corretta ha svolto il suo compito. Sono nato nel volontariato, qui viene tantissima gente, che conosco e che non conosco. Ho segnalato anche alcuni di loro, con problemi economici e di lavoro, ma non è che mi sono fatto lasciare indirizzo e telefono. E sono fiducioso che ogni consigliere o assessore abbia indicato chi ha bisogno.

C’è un numero massimo per le segnalazioni?

In quest’occasione ho segnalato otto persone.

Ma non sarebbe meglio il sorteggio?

Questo sistema è il migliore, perchè le liste dell’ufficio elettorale non sono aggiornate e ci sono sempre 100, 200 persone che rinunciano perchè le loro esigenze negli anni sono cambiate. La legge è cambiata per questo, è la commissione elettorale a indicare gli scrutatori.

Ma non fra i parenti.

È una questione di opportunità, è vero. Ma credo anche che mia figlia sia una cittadina normale e mi dispiace che non possa fare quest’esperienza.

(s.d.l.)

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