Scuola, in discesa il numero degli iscritti

10 Febbraio 2021

Maglia nera alla provincia di Pescara, il calo è di 434 studenti. La richiesta: permessi anche ai genitori fuori dalle zone rosse

Scende il numero degli studenti nelle scuole abruzzesi. Lo certificano i dati relativi alle iscrizioni online della scuola primaria, media e superiore, che raccontano di 528 alunni in meno. Dati che preoccupano la segreteria della Cisl Scuola Abruzzo Molise. Il tutto mentre il segretario regionale Snals-Confsal Abruzzo invoca la chiusura degli istituti per evitare la diffusione dei contagi e la Cgil protesta per i mancati permessi ai genitori dove le scuole restano chiuse. Ma andiamo con ordine.
I NUMERI. Sul fronte delle iscrizioni la provincia di Pescara registra una forte diminuzione (-434), più attenuata nella provincia di Chieti (-193), mentre sia Teramo (+73) che L’Aquila (+26) hanno un lieve aumento. Entrando nel dettaglio, le scuole primarie fanno registrare il segno in tutte le quattro province, mentre va molto meglio per le secondarie di primo grado rispetto alle quali solo nel Pescarese si conta un calo.
Relativamente agli istituti superiori, invece, le perdite interessano le province di Chieti (-158) e Teramo (-41), mentre L’Aquila e Pescara fanno segnare un leggero aumento delle iscrizioni.
CALO CONTENUTO. C’è sicuramente una perdita nelle iscrizioni ma non è netta rispetto all’ultimo anno didattico. «La diminuzione per l’anno scolastico 2021/22 è notevolmente più bassa di quella che abbiamo registrato per l’anno scolastico in corso», confermano dalla Cisl Scuola.
«Anche la diminuzione per i diversi ordini e gradi di scuola non risulta omogenea e si differenzia notevolmente tra le diverse province abruzzesi, facendo comunque registrare il grosso della diminuzione nella scuola primaria».
ISTITUTI SUPERIORI. La scelta degli alunni abruzzesi per le scuole superiori è sostanzialmente in linea con le tendenze nazionali, che vedono in aumento le iscrizioni ai licei ed in diminuzione quelle ai tecnici ed ai professionali. Il 63,18% (+2,24%) delle iscrizioni sono rivolte ai licei, il 27,96% (-1,34) ai tecnici e l’8,86% (-0,89%) ai professionali.
CHIUSURA E VACCINAZIONI. Dal segretario regionale Snals-Confsal Abruzzo, Carlo Frascari, arriva intanto una dura presa di posizione: «Adesso basta con le illusioni», attacca il massimo dirigente del sindacato autonomo regionale scolastico, «scuola e pandemia hanno una diretta correlazione. Non era difficile prevedere che alla riapertura degli istituti superiori in presenza avremmo avuto un aumento significativo dei contagi. Molti epidemiologi avevano lanciato l’allarme».
Per Frascari la presa d’atto del governatore Marco Marsilio «dovrebbe essere seguita da altrettanti provvedimenti da parte dei sindaci per gli istituti del primo ciclo, soprattutto in quei comuni nei quali è ormai evidente che il contagio è fuori controllo. La campagna vaccinale, che sollecitiamo di nuovo ad anticipare per tutti gli operatori del servizio scolastico, porterà maggiore sicurezza. Ma i tempi di attuazione non sono inferiori ai due mesi; nell’attesa dobbiamo dire che le lezioni in presenza, dove e quando serve, vanno sospese senza indugio».
GENITORI DI SERIE B. Le ultime novità normative prevedono la possibilità, per i genitori di figli le cui scuole vengono chiuse per contrastare l'emergenza Covid-19, di usufruire di permessi retribuiti al 50% solo se le scuole si trovano in zona rossa ed i figli frequentano seconda o terza media: non è previsto nessun permesso, invece, se non vi è l'istituzione della zona rossa, ma le scuole vengono comunque chiuse.
Per fruire dei permessi, inoltre, la stessa zona rossa deve essere istituita direttamente dal ministero della Salute. A denunciarlo sono il segretario Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e il coordinatore Inca Cgil Abruzzo Molise, Mirco D'Ignazio. «Questa anomalia», spiegano, «sta generando enormi problemi a migliaia di lavoratrici e lavoratori di molti comuni abruzzesi e molisani. La chiusura di tutte le scuole che in questi giorni stanno disponendo alcuni sindaci, si sta rivelando un dramma per coloro che hanno figli con meno di 14 anni e devono andare a lavorare».