Scuole, 11 tagli non decisi: ecco che cosa si rischia

L’ultima delibera di giunta (la terza) scarica tutte le responsabilità sulle Province Il Pd: la maggioranza non dice no al governo, che però può inviare il commissario
PESCARA. Tagli alle scuole, la Regione non decide e si riserva il ruolo di notaio rinviando a fine dicembre la scadenza del Piano di dimensionamento che sulla carta decreta la fine di ben 11 istituzioni solo per il primo anno. E delegando le Province a mettere nero su bianco i famigerati tagli.
Ma il Pd insorge dopo l’ultima delibera di giunta regionale che ha fatto slittare di un mese le date. Il partito d’opposizione lancia anche un avvertimento al governo regionale di centrodestra: «Se le Province non presenteranno proposte entro la nuova scadenza, che per loro è il 18 dicembre, la Regione dovrà prendere l’iniziativa se no rischia grosso».
A parlare per l’opposizione in Consiglio regionale è Antonio Blasioli, consigliere pescarese del Pd. «La Regione», afferma, «continua a scaricare sulle Province la patata bollente ma finirà per incorrere nel rischio di un commissariamento ad acta. Un vero è proprio incidente per l’immagine del centrodestra in campagna elettorale».
Per Blasioli la Regione «non solo non ha contrastato l’assurdo provvedimento del Governo Meloni facendo ricorso come tutte le altre regioni, ma non ha nemmeno effettuato un confronto serrato col Governo, come per esempio hanno fatto Molise e Calabria, che infatti sono riuscite a limitare i danni di questo decreto scellerato. Si è invece limitata a chiede più tempo, rinviando la palla alle Province, di fatto per non scegliere».
Sulla base di un decreto ministeriale del 30 giugno 2023, che esplicita la necessità di provvedere alla razionalizzazione della rete scolastica di fronte alla crescente denatalità, in Abruzzo è stato prospettato il taglio di ben undici dirigenze scolastiche così ripartite: quattro in Provincia di Chieti, tre in quella dell’Aquila, due a Teramo e Pescara.
Un mese dopo, recependo il decreto in questione con la delibera numero 460 del 31 luglio, la giunta regionale ha invitato le Province a produrre i piani di dimensionamento, attenendosi unicamente al parametro 600/400, che disciplina rispettivamente il numero minimo di studenti per gli istituti delle aree metropolitane e quelli dei comuni montani, di cui però lo stesso Decreto non consigliava un'applicazione pedissequa.
L’ondata di polemiche che ne è seguita ha indotto la Regione a fare dietrofront e a promuovere una nuova delibera (la 681 del 17 ottobre) con cui ha annullato il criterio indicato in precedenza, sottolineando la necessità di salvaguardare la specificità delle aree interne, senza tuttavia fornire alcuna indicazione in merito. Undici giorni dopo, con una terza delibera (831 del 28 novembre), la Regione ha infine differito al 18 dicembre il termine per la consegna delle proposte di razionalizzazione, inizialmente previsto per il 20 novembre.
«In sostanza», riprende Blasioli, «la giunta Marsilio preferisce lavarsene le mani e, supina nei confronti del Governo di Giorgia Meloni, scarica nuovamente sulle Province tutto il peso e la responsabilità degli accorpamenti». E conclude: «Ci auguriamo che a farne le spese non siano proprio le aree montane e le zone interne dell’Abruzzo». (l.c.)
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