Se anche in classe monta la protesta

5 Maggio 2015

Lo sentiamo dire spesso: per ripartire, all’Italia manca la fiducia. Ma non è solo una questione economica, legata alla fiducia nel futuro che ci fa spendere a cuor leggero. E’ qualcosa di più profondo difficile da rimediare. Abbiamo perso la fiducia l’uno dell’altro e davanti a ogni novità ci fermiamo guardinghi pensando a quale fregatura ci sta riservando il prossimo. Gli esempi sono migliaia: nessun Paese ha tante norme anti-corruzione, proprio perché cerchiamo ogni antidoto per fermare l’immoralità che ci circonda.

E questo aumenta adempimenti e costi, oltre ad esasperare chi, pur essendo onesto, ci si trova in mezzo. A quel che predica la politica, poi, chi ci crede più? Qui in Abruzzo dice che vuole chiudere i piccoli punti-nascita solo perché non sono sicuri, senza convincere nessuno. E anche la polemica sulla riforma della
scuola, per cui mezz’Italia oggi scende in piazza, gronda di sfiducia: a Matteo Renzi, che vorrebbe dare poteri inusitati ai presidi (tra cui la libertà di scegliere i professori), si risponde a muso duro che è fortissimo il rischio di scelte clientelari, con il risultato di umiliare ulteriormente i tanti precari che hanno, tra le molte sfortune, anche quella di non avere santi in paradiso. Intendiamoci: l’esperienza (Andreotti docet) insegna che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Ma un Paese così sfiduciato dove può andare?