Segue e palpeggia passante: condannato

2 Marzo 2021

Inflitti 16 mesi a un giovane. La donna, una 50enne, era appena uscita dalla chiesa del Sacro Cuore e stava rincasando

PESCARA. Quel raptus che portò un giovane di appena 23 anni, D.M. (nato in Polonia, ma poi adottato da una famiglia italiana) a toccare nelle parti intime una cinquantenne mentre camminava per strada, è costato all'imputato una condanna a 16 mesi di reclusione: sentenza decisa dal collegio del tribunale di Pescara presieduto da Rossana Villani.
Un episodio di violenza sessuale che si verificò l’8 luglio del 2018 in pieno centro di Pescara, in via Umbria.
La vittima, che si è costituita parte civile e ha ottenuto un risarcimento di 3.500 euro (ne aveva chiesti 25 mila), ebbe una reazione immediata e incisiva tanto da far desistere l'imputato dal proseguire la sua opera e a farlo allontanare.
E ancora, dopo aver invano chiesto aiuto a un passante, con coraggio la donna inseguì l’aggressore che si allontanava a passo veloce, mentre nel contempo avvisava con il cellulare la polizia che di lì a poco, grazie anche alle indicazioni della stessa vittima, rintracciava e fermava il giovane. La stessa racconta poi nel dettaglio la sua terribile avventura alla polizia, ricostruendo quello che fece quella mattina, poco prima di subire quell'aggressione a sfondo sessuale.
Poco dopo le otto del mattino, riferisce era uscita dalla chiesa del sacro Cuore dove aveva partecipato alla messa, e si era incamminata per le vie del centro per raggiungere la propria abitazione. Dopo aver percorso via Roma, non appena imboccata via Umbria, ebbe come la sensazione che qualcuno la stesse seguendo: «Ho udito», disse la donna alla polizia, «qualcuno correre dietro di me».
Neppure il tempo di girarsi che si ritrovò la mano del giovane sotto la gonna, tra le gambe. «Non era un contatto accidentale bensì una chiara volontà della persona di toccare le mie parti intime, che faceva con forza e persistenza».
Impaurita, la signora grida con forza e si gira, riuscendo a vedere in faccia il suo aggressore, tanto da fornire agli investigatori una dettagliata descrizione che, unita alle indicazioni del percorso che il giovane aveva preso una volta allontanatosi da lei, permise agli uomini della volante di intercettare l'aggressore poco dopo. E la vittima fu talmente pronta e lucida, in quel drammatico momento, da riuscire a dare alla polizia delle indicazioni molto utili anche dopo che il giovane venne fermato. Disse agli investigatori che il punto in cui era stata aggredita era «verosimilmente vigilato dalla telecamera di un negozio ubicato in via Roma».
Il pubblico ministero Andrea Papalia, che ieri ha sostenuto l'accusa, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo una condanna a 2 anni e 8 mesi.
Ma il difensore dell'imputato, l'avvocatessa Gianna Giannini, è riuscito a far contenere la pena per il suo assistito ad un anno e 4 mesi, con la sospensione della pena.
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