Sei manager abruzzesi tra i primi 100

Cinque uomini e una donna nella classifica dei migliori responsabili delle risorse umane stilata dalla rivista Capital
L'AQUILA. Un ruolo dalle mille sfaccettature, il punto d'incontro tra rigore aziendale e iniziativa manageriale. Il vecchio capo del personale non esiste più, sostituito dall'hr manager: non un mero controllore o amministratore oculatissimo, ma una figura sempre più proiettata verso la gestione dei rapporti interpersonali. Il mensile Capital ha stilato una classifica dei cento migliori manager delle risorse umane in Italia. Di questi, ben sei sono abruzzesi, tra cui una donna. Una fotografia scattata dal Bicocca training &- development centre di Milano e dal network inglese Cranet, in collaborazione con Aidp, che ogni quattro anni rileva le pratiche e le politiche di gestione delle “human resources” nelle aziende italiane private e pubbliche con più di 200 dipendenti. Scorrendo l'elenco, l'Abruzzo fa la sua parte con Roberto Zecchino, teramano, vice presidente risorse umane Bosch Sud Europa, Luigi Torlai, di Pescara, hr director Ducati Moto passato di recente ad Audi, Anna Anchino, pescarese, hr legal director gruppo Art, Raffele Credidio, pescarese, Emea hr director Micron, Alfonso Orfanelli, di Corfinio, in provincia dell'Aquila, hr managment e lead operations, e Paolo Esposito, di Chieti, hr senior director Dompé farmaceutici e.
VALORIZZARE TALENTI
La sfida che devono affrontare quotidianamente i top manager è preservare il capitale più prezioso delle imprese, quello umano. E per farlo, a disciplina e rigore, uniscono la naturale propensione per la valorizzazione dei talenti e delle professionalità Oltre a cercare il personale migliore, bisogna essere in grado di mantenerlo. Secondo il report di Capital «le posizioni apicali delle aziende selezionate sono ricoperte nel 68% dei casi da uomini, ma le funzioni hr vedono una prevalenza femminile, con i diversi ruoli della direzione del personale occupati nel 65% dei casi da donne. I direttori sono laureati nell’86% dei casi, prevalentemente in discipline giuridiche (36%), umanistiche-sociali (27%), economiche-business (22%)». Inoltre, la funzione hr è sempre più coinvolta nella definizione del piano strategico aziendale, «soprattutto durante le fasi di trasformazione, change management, fusioni e delocalizzazione». L'analisi, inoltre, registra il passaggio dal modello di rapporti di lavoro dalle vecchie relazioni sindacali a una gestione delle risorse umane sempre più incentrata sull'attenzione al lavoratore e al welfare aziendale.
MOTIVARE I DIPENDENTI
In un quadro professionale e aziendale in continuo mutamento, una delle leve di azione per i manager delle risorse umane è il consolidamento degli assetti organizzativi e la cosiddetta “agility”, il punto d'unione fra le due anime di un'azienda: le persone e il business. «Se lo smart working rende il mercato del lavoro sempre più mobile e fluido, buone pratiche di gestione del personale come gender diversi tv, inclusione, acquisizione di talenti, employee value proposition, brand reputation, politiche di compensation assumono sempre più rilevanza, richiedendo strategie mirate», si legge nella ricerca pubblicata da Capital, «anche la trasformazione digitale e la rivoluzione 4.0 contribuiscono a modificare le abitudini lavorative. Da un lato la struttura produttiva e dei servizi interamente connessa impone nuove sfide in termini di rapidità, internazionalizzazione e competitività, dall'altro ridisegna lo spazio delle aziende e degli uffici, con mansioni sempre più collegate e un lavoro di squadra più centrale ed esteso». In questo processo di trasformazione mutano anche le aspettative dei dipendenti, soprattutto dei più giovani ed esperti, nei confronti dell'azienda. Cambiamenti che l'hr delle risorse umane deve essere in grado di cogliere al volo.
BENESSERE DIFFUSO
Ma come sono stati selezionati i 100 top manager delle risorse umane in Italia? Capacità di motivare le eccellenze, relazioni interpersonali e applicazione di modelli organizzativi che non guardino solo al business, ma vadano oltre. «La funzione dell'hr manager è strategica in un'azienda: se il brand e il marketing servono ad attrarre i talenti, la comprensione del business è strategica per capire come ottimizzare ogni singolo dipendente, motivarlo e interpretarne le esigenze. La parola d'ordine è “creare benessere per tutti”, pensando a nuovi canali di flessibilità, alla formazione, all'autonomia e al benessere nei luoghi di lavoro. L'hr che ha successo è quello che sa ascoltare, recepire le esigenze del personale e influire sulla strategia aziendale. «I dipendenti non sono più numeri, ma capitale umano da far crescere con piani di carriera, sviluppo e formazione, ricerca e gestione dei talenti, valutazione dei risultati», viene sottolineato nel report, «e non solo rispetto degli orari e al protocollo aziendale. Insomma, l'obiettivo principale è incrementare il grado di soddisfazione personale e andare a continua caccia di talenti da introdurre nel piano di strategia aziendale».
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