Seimila controlli all’anno ma i pescaresi sono attenti
I dati di Provincia Ambiente, società pubblica che effettua le verifiche nelle case Il direttore: «Macchine di qualità discreta e manutenzioni regolari, mai una multa»
PESCARA. Seimila controlli all’anno, più altri 50 mila attraverso i certificati mandati dalle ditte che eseguono le manutenzioni delle caldaie. Sono i numeri di Provincia Ambiente, la società pubblica nata nel 2001 per controllare gli impianti termici dei pescaresi. I tecnici di Provincia Ambiente entrano nelle case, misurano i fumi delle caldaie e dicono se gli impianti di riscaldamento sono in regola oppure no. Pietro Zallocco, direttore di Provincia Ambiente, è uno che sa rispondere a questa domanda: ma le caldaie dei pescaresi inquinano così tanto? «Il parco impianti pescarese è di qualità discreta, ci sono ancora impianti obsoleti ma non sono affatto la maggioranza e le manutenzioni sono costanti», è la risposta.
Il direttore spiega che, con l’avvio dei controlli di Provincia Ambiente, le manutenzioni delle caldaie sono aumentate: «Fino al 2000 in assenza di controlli, all’incirca solo la metà delle caldaie veniva sottoposta regolarmente a manutenzione. Invece, adesso, grazie ai nostri controlli, le manutenzioni superano il 90 % dei casi. Negli ultimi anni, quindi, il quadro è migliorato».
Zallocco spiega come si effettuano i controlli delle caldaie: «I nostri sono controlli indiretti sull’inquinamento in quanto eseguiamo la prova dei fumi», dice, «in questo modo, capiamo se le caldaie sono efficienti e cioè quanto consumano e quanto monossido di carbonio rilasciano nell’atmosfera. Se i limiti non sono rispettati segnaliamo il caso all’utente con la prescrizione di un intervento di manutenzione straordinaria per riportare l’impianto a norma: di solito, il tempo per adeguarsi è di un anno». E se non ci si adegua? «Se l’intervento di riparazione non riesce, allora, si deve cambiare la caldaia: attualmente, si usano le caldaie a condensazione. Se un utente non lo fa è soggetto a una sanzione da 516 fino a 2.500 euro. Ma, dall’inizio della nostra attività fino a oggi, non sono state emesse sanzioni: ogni volta che è stata accertata un’infrazione, poi, l’utente si è messo in regola».
Se la caldaia è in regola con i limiti di legge, ogni due anni, il manutentore deve rilasciare un certificato ed è necessario pagare un contributo di 16 euro a Provincia Ambiente per il bollino di conformità.
«Diversi sono i controlli sulla sicurezza degli impianti», dice Zallocco, «nel caso di riscontro di fughe di gas, per esempio, il tempo per mettersi in regola è molto più breve e va da 30 a 60 giorni. In questo caso, la nostra segnalazione viene trasmessa anche al Comune. Comunque, in casi del genere, gli utenti non sottovalutano la pericolosità delle loro caldaie e intervengono subito per evitare incidenti». (p.l.)

