«Sempre più ragazzi giocano dai cellulari»

La psicoterapeuta: «Dopo il Covid tanti giovani, ma anche i bambini, utilizzano le app a pagamento»
PESCARA. «Purtroppo il fenomeno della ludopatia c’è ed è anche molto diffuso sul nostro territorio. Sta riguardando sempre di più i giovani della fascia tra i 18 e i 25 anni». A farlo presente è la psicoterapeuta dell’associazione Codici, Ludovica Pennacchia. «Sono giovani», spiega, «che appartengono a tutte le classi sociali. Ci sono ragazzi anche di famiglie cosiddette perbene.
Dottoressa, ma come si avvicinano al gioco?
«Con internet per loro avvicinarsi al gioco è diventato più semplice. Ci sono infatti delle App dedicate ai giochi, ad esempio al poker o alle scommesse sportive, che si scaricano tranquillamente sui cellulari. Caricano la carta prepagata e giocano senza muoversi da casa. Non avendo per lo più un reddito, la dipendenza porta poi i ragazzi a compiere piccoli furti in casa, a rivendere oggetti, a rubare soldi dal portafoglio della madre. Una pratica questa delle App che ha avuto un incremento nel periodo delle restrizioni causate dalla pandemia. Stando molto tempo in casa, la rete è diventata sempre più il loro mondo. Il fenomeno sta riguardando anche i bambini.
Di che età?
«Ho in cura bambini di 10-11-12 anni. Anche loro scaricano sui telefoni le applicazioni e passano ore a giocare. In questo caso, sono i genitori a comprare inconsapevolmente con le loro carte i giochi che i bimbi vogliono, i personaggi che vogliono, i vestiti, le armi che gli servono per fare un determinato gioco. Questo provoca disturbi alla vista e a livello psicologico».
Quando diventa ludopatia?
«Diventa ludopatia quando le persone arrivano a un certo punto che vorrebbero smettere, ma non ce la fanno. Si rendono conto che c’è qualcosa che non va, che esagerano, che hanno creato problemi in famiglia, ma non riescono a smettere di giocare. L’impulso del gioco, a un certo punto, ha la meglio sulla loro volontà. Le cause dipendono da un disagio interiore che si struttura sia a livello relazionale che nella scarsa fiducia che si ha in se stessi». (a.d.f.)

