Senza stipendi, bloccano l’assistenza

3 Febbraio 2016

I lavoratori dell’azienda speciale scrivono al prefetto: «Non ci pagano da 5 mesi, adesso fermiamo i servizi sociali»

ALANNO. Si è insediato da 24 giorni il nuovo prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e sulla sua scrivania sono già arrivate due lettere che parlano della crisi senza fine dell’azienda speciale Maiella e Morrone. I 63 dipendenti non prendono lo stipendio dal mese di settembre scorso e aspettano ancora pure la tredicesima: sono 5 le mensilità arretrate. Nella prima lettera, firmata da una dipendente, è stato raccontato il dramma dei lavoratori costretti a lavorare «come schiavi», cioè obbligati a garantire l’assistenza a disabili, anziani e minori disagi in 16 comuni della Val Pescara visto che se si fermassero andrebbero incontro a una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Nella seconda lettera, firmata dal segretario provinciale del sindacato Fials, Gabriele Pasqualone, si invita il prefetto a riaprire la «procedura di raffreddamento», cioè una trattativa per arrivare a una soluzione della vertenza. Ma la comunicazione del sindacato non è un atto dovuto: il documento lancia l’ipotesi di uno «sciopero a oltranza». «Non è giusto che i dipendenti continuino a lavorare senza essere retribuiti. Se non sono pagati è giusto che restino a casa», dice il delegato sindacale Fials Sandro Cacciatore, «vogliamo la sospensione dei servizi sociali. I presupposti per una decisione del genere ci sono: ci sono Comuni morosi, sia per le rette attuali che per quelle degli anni precedenti».

L’azienda speciale, travolta dai debiti che si trascinano da almeno 6 anni, è di proprietà della comunità montana Maiella e Morrone, un altro ente in liquidazione e gravato dai debiti. Il commissario della comunità montana, Cinzia De Santis, ha firmato una proroga all’azienda speciale per febbraio. «Basta alle proroghe», dice Cacciatore, «firmare proroghe significa spostare un problema in avanti nel tempo ma così non si troverà mai una soluzione».

I lavoratori hanno tre proposte per risolvere la crisi: «Potremmo essere assunti dalla Regione», dice Cacciatore, «o la Regione potrebbe dare un contributo necessario a ripianare tutti i debiti o ancora liquidare l’azienda speciale e bandire un nuovo appalto per trovare un altro gestore ma con la clausola della salvaguardia dei posti di lavoro». Ma la crisi resta e restano anche domande senza risposta: «Se l’azienda speciale è controllata dalla comunità montana», si chiede Cacciatore, «come è possibile che nessuno, in tutti questi anni, abbia mai lanciato l’allarme sui conti». E i bilanci disastrati sono al centro di un’indagine portata avanti dalla forestale di Caramanico e scattata dopo un esposto del consigliere regionale di Penne Leandro Bracco: si indaga su un buco da 3 milioni di euro che, adesso, obbliga a versamenti mensili verso Equitalia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA