Separati o senza un lavoro In 500 in cerca di una casa

25 Marzo 2017

Per l’Ater si potrebbero recuperare 220 appartamenti, ma mancano i fondi Niente soldi neppure per fermare la piaga dell’occupazione abusiva degli alloggi

PESCARA. Senza lavoro è difficile mantenere una casa. E, chi perde il posto, si trova costretto a rivolgersi all’Ater o al Comune per chiedere un alloggio popolare, perché il peso di un affitto normale è insostenibile. Questo è il dramma che devono affrontare gli uomini separati, costretti a subire una serie di spese aggiuntive e anche a trovare una sistemazione alternativa, nel momento in cui lasciano la famiglia.

Sono queste le “categorie” che vivono con maggiore disagio il problema casa. Volendo tracciare una stima approssimativa, si può parlare di «circa 400-500 persone che sono in attesa di un appartamento popolare o comunque puntano ad ottenerne uno». Il dato arriva dall’assessore comunale Antonella Allegrino che fa il punto della situazione sugli ultimi bandi per l’assegnazione degli alloggi del Comune e dell’Ater, che risalgono al 2013 e al 2015. Per quello del 2013, spiega, le domande sono state 750 ma sono stati ammessi in 648 e solo 138 si sono visti assegnare la casa, fino ad ora (la graduatoria è unica, per Comune e Ater). Per il bando del 2015, invece, la graduatoria non è stata stilata per cui i 367 che hanno presentato domanda sono tuttora in attesa di una risposta, «e dovrebbe arrivare entro quest’anno», dice l’assessore Allegrino.

A questi dati si affiancano quelli dei bandi per l’emergenza abitativa, che vengono promossi ogni sei mesi e prevedono, nel 30 per cento dei casi, di procedere ad assegnazioni per un anno. «Ora si sta lavorando sulle richieste dei primi sei mesi del 2016, che sono state 304, di cui 204 ammesse». Le assegnazioni vengono effettuate mano a mano, «dovendoci essere una corrispondenza tra il numero dei componenti del nucleo familiare e l’alloggio disponibile». L’assessore fotografa anche la situazione degli appartamenti del Comune, che sono circa 750 (altri 150 sono stati venduti): «hanno bisogno di manutenzione ma non fanno registrare un numero allarmante di occupazioni abusive. Si avverte in maniera importante, invece, il fenomeno della morosità». L’assessore Allegrino sa bene quanto sia delicata questa emergenza per cui risponde sempre a chi si rivolge al Comune per chiedere una casa. «Incontro e richiamo tutti», assicura, e la percezione netta è che «alla base di questa necessità ci sia la mancanza di lavoro».

Per aumentare gli alloggi da mettere a disposizione di chi non ha un tetto, l’amministratore unico dell’Ater di Pescara Virgilio Basile (che ha 4068 immobili locati a un canone medio di 55 euro) suggerisce di «recuperare i locali occupati abusivamente e di rimettere in esercizio quelli che non sono nelle condizioni di essere occupati, per cui andrebbero sistemati. In tutto sono più di 220 e, per farlo, servono fondi. Quelli che avevamo a disposizione per sgomberare gli abusivi sono terminati». Il problema delle case «è sentito, certo, anche perché i redditi familiari sono scesi e molti hanno perso il lavoro». Ma non è più possibile costruire alloggi popolari «come in passato», per cui si dovrebbe seguire la strada «dell’housing sociale».

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