Sequestrati 300mila giocattoli pericolosi

Sanzionati due negozianti pescaresi, denunciato per frode in commercio il responsabile del deposito a Roma
PESCARA. Arrivano in due negozi del Pescarese direttamente da un magazzino della Capitale. Nell’ambito del piano d’azione “Stop Fake”, i finanzieri del comando provinciale diretti dal colonnello Antonio Caputo hanno sequestrato oltre 317 mila giocattoli non sicuri, e quindi potenzialmente pericolosi per la salute, e prodotti contraffatti made in China, per un valore di più di 300 mila euro. I giocattoli avevano una falsa marcatura Ce ed erano privi delle istruzioni, prescrizioni e destinazioni d’uso in lingua italiana.
A finire nei guai, tutti cittadini cinesi, fra i 30 e i 40 anni. Nei confronti del responsabile del deposito è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria romana per frode in commercio, ai gestori delle due attività commerciali sono state elevate sanzioni che possono arrivare sino a 20 mila euro.
Attraverso un’approfondita attività di indagine partita dai controlli sul territorio, le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire l’intera filiera di importazione dei prodotti. Nei giorni scorsi hanno effettuato in contemporanea blitz nei negozi del Pescarese e nel magazzino, trovando e sequestrando centinaia di merce non a norma. In totale, da quanto emerso, l’80 per cento di tutti i prodotti falsi, vietati o pericolosi che entrano in Italia, legalmente o meno, provengono dalla Cina. E un forte campanello d’allarme arriva proprio dai giocattoli, perché spesso vengono fabbricati con sostanze chimiche dannose per la salute dei più piccoli, tra cui cromoftalati, cadmio, piombo e antimonio. Per aggirare i controlli, i prodotti spesso circolano separati negli imballaggi o senza le etichette, inserite in un secondo momento.
«La contraffazione pervade, danneggiandola, l’economia legale», sottolinea il colonnello Caputo. Come ci si può tutelare allora, contro gli incauti acquisti? «Occhio, prima di tutto, al prezzo. Se troppo basso», spiega, «potrebbe essere sinonimo di scarsa qualità. È fondamentale, poi, osservare l’etichetta, che deve avere la traduzione in italiano e riportare il marchio Ce, spesso confuso con l’indicazione “China Export”». Il colonnello invita a fare attenzione anche ai «canali di vendita virtuali, dove è possibile incappare in hacking, spam o cybersquatting, ossia tecniche illegali con cui si commerciano prodotti con un marchio apparentemente originale, ma assenti nei cataloghi ufficiali del produttore, perché il brand viene solo apposto. Altrettanto dubbia», aggiunge, «è la disponibilità di quantitativi eccessivamente elevati di un articolo di valore. Per questo, è sempre importante verificare i dati dell’azienda che sta vendendo e la presenza di tutto ciò che possa far risalire al produttore».

