«Serve una legge per contrastare il gioco d’azzardo»

21 Novembre 2018

Appello degli esperti durante il convegno al liceo Mibe La spesa per curare la malattia continua a crescere

PESCARA. C’è un corto circuito che lega lo Stato italiano al gioco d’azzardo patologico. Da un lato i ricavi di slot machine, scommesse e gratta e vinci danno ossigeno ai conti pubblici, ma dall’altro lato cresce sempre più la ludopatia fino a diventare un’emergenza sociale di proporzioni enormi.
La conseguenza è che la stessa classe politica è oggi costretta a spendere soldi per finanziare i servizi sanitari destinati a cure e riabilitazioni. E la cifra che incassa è sempre più vicina a quella che spende. Il fenomeno è stato analizzato ieri mattina nel corso del convegno “Gioco d’azzardo patologico: conoscerlo per evitarlo”, organizzato dal quotidiano il Centro e da Bper nell’aula magna del liceo artistico musicale coreutico Misticoni-Bellisario, moderato dalla giornalista Monica Pelliccione.
L’incontro con gli studenti, che ha visto la partecipazione del sostituto procuratore Fabiana Rapino, del responsabile della direzione territoriale adriatica Bper Guido Serafini, del direttore del servizio per le dipendenze della Asl di Pescara Moreno Di Pietrantonio e del vice preside del Mibe Alberto Marino si è chiuso con un appello alle istituzioni e, in particolare, alla Regione.
«Serve una normativa più stringente per contrastare il gioco d’azzardo patologico», hanno evidenziato i relatori, «in Italia soltanto la Lombardia ha emanato una legge regionale che impedisce l’installazione di videopoker e slot nell'arco di 500 metri dalle scuole. Questa normativa può essere un modello anche per l’Abruzzo». I numeri snocciolati sono da brividi. Il gioco d’azzardo muove un fatturato pari a 96 miliardi di euro e dà lavoro a 150.000 persone distribuite in 6.600 imprese. L’Abruzzo è la regione con la percentuale più alta di spesa pro capite: 1.767 euro, più della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Anche il numero di macchinette installate sul territorio nazionale è altissimo: 400.000 apparecchi, quasi 1 ogni 151 abitanti.
«Il gioco in sé non va condannato perché fa parte dell’uomo», ha spiegato il sostituto procuratore Rapino, «è quando diventa malato e patologico che si trasforma in problema. Se da un lato lo Stato reprime e sanziona i comportamenti sbagliati con l’articolo 721 del codice penale, dall’altro incentiva con sovvenzioni l’implementazione dei giochi. Dal punto di vista legislativo il gioco d’azzardo è stato paragonato alla tossicodipendenza. Entrambi si basano sull’illusione della vincita e del piacere facile. Senza contare che la filiera è spesso gestita dalla criminalità organizzata: dall’apertura dei centri scommesse ai posti di lavoro». L’invito rivolto ai giovani prende le mosse da una citazione di uno dei simboli della lotta alla mafia, Paolo Borsellino: «Non alimentate la vostra vita su un piacere sbagliato, ma puntate a quella bellezza del fresco profumo di libertà», ha detto Rapino. La parola chiave per contrastare la ludopatia è la prevenzione. Tra le iniziative messe in piedi spicca quella coraggiosa della Bper, la prima banca in Italia ad aver deciso di inibire le proprie carte di credito alle operazioni di pagamento in attività e siti internet classificati nella categoria merceologica “gambling”. «In sostanza», ha sottolineato Serafini, «con le carte di credito Bper non si può giocare d’azzardo. Fanno eccezione le carte prepagate che sono però utili come strumento di recupero per i giocatori patologici». «Dal gioco d'azzardo si può guarire», conclude Di Pietrantonio, «ma il primo passo è prenderne coscienza e rendersi conto che non è un vizio, ma una malattia a tutti gli effetti, spesso peggio di un tumore».