Sette migranti positivi È allerta per l’Abruzzo

Ospiti a Moscufo. Il prefetto: «La palazzina è isolata, tutto sotto controllo» Sospiri, presidente del consiglio: «Via subito, ridare serenità ai cittadini»
PESCARA. Dei nove nuovi casi di positività al coronavirus accertati ieri in Abruzzo, sette sono riconducibili ai migranti arrivati sabato mattina nella struttura di accoglienza di Moscufo. Il risultato dei tamponi è stato ufficializzato ieri pomeriggio al termine di una nuova riunione tecnica di coordinamento, presieduta dal prefetto di Pescara Giancarlo Di Vincenzo, per fare il punto della situazione e valutare ulteriori accorgimenti da adottare alla luce del nuovo allarme scattato dopo che i test orofaringei hanno ribaltato quelli sierologici, già somministrati agli extracomunitari nei giorni successivi al loro arrivo nell’hub di Porto Empedocle (Agrigento), subito dopo il loro trasferimento da Lampedusa.
LE MISURE DI SICUREZZASu 50 ospiti del centro di accoglienza straordinario (Cas) in via Cristoforo Colombo, sulla strada che dalla zona industriale di Moscufo conduce a Cappelle sul Tavo, sette di loro hanno contratto il Covid e sono quindi stati sottoposti a isolamento nei due appartamenti all’ultimo piano della palazzina che si affaccia sulle campagne dell’hinterland pescarese. Per i prossimi giorni, fino al termine della quarantena, non potranno avere contatti con gli altri migranti presenti nella struttura e con i sei operatori che si occupano dell’accoglienza. Il primo tampone, com’è stato specificato durante il vertice in Prefettura, è stato eseguito dalla Asl di Pescara sabato mattina, subito dopo il loro arrivo nella struttura. Il secondo sarà ripetuto domani «nel rispetto dei protocolli sanitari». Sul posto è intervenuta anche l’Unità speciale per la continuità assistenziale (Usca) della Asl.
Nonostante i migranti non abbiano mai avuto collegamenti con gli abitanti del paese, fatta eccezione per il gestore del Cas Francesco Felicione e per i sei operatori della struttura di accoglienza, tutti dotati di mascherine e di altri dispositivi di protezione in ottemperanza alle norme anti contagio, l’allerta resta massima. Le tre parole d’ordine rimarcate dal prefetto Di Vincenzo al termine della riunione tecnica sono: «Massima trasparenza, sinergia e collaborazione».
IL VERTICE IN PREFETTURA Al vertice a Pescara, il secondo dopo quello dello scorso venerdì, hanno partecipato il capo di gabinetto della Questura, Patrizia Traversa, il comandante provinciale della Guardia di finanza, il colonnello Vincenzo Grisorio, il comandante del reparto operativo provinciale dei carabinieri, tenente colonnello Gaetano La Rocca, il sindaco di Moscufo Claudio De Collibus, il consigliere comunale Giorgia Salvatorelli, il coordinatore dell’emergenza Covid-19 del dipartimento di prevenzione della Asl di Pescara Ildo Polidoro e il gestore del Cas Felicione.
«La palazzina è stata isolata», sottolinea il prefetto Di Vincenzo, «le forze dell’ordine fin dall’arrivo dei migranti stanno presidiando i cancelli notte e giorno e continueranno a farlo perché l’obiettivo è evitare che si verifichino contatti con la popolazione. Ma è importante anche mantenere la tranquillità, data la situazione particolarmente delicata. Da parte nostra confermiamo che è tutto sotto controllo, i dispositivi di protezione sono stati utilizzati dagli operatori fin dal primo momento e adesso saranno potenziati. Ma il problema è che i cinquanta ospiti hanno viaggiato insieme, a bordo di due pullman, e si ritiene quindi necessario tenere alto il livello di allerta per garantire il controllo tempestivo di eventuali sintomi che dovessero manifestarsi». Un ringraziamento è stato inoltre rivolto alle forze di polizia, che con gruppi da dieci uomini stanno presidiando h24 il Cas, «grazie alle quali non si è verificato alcun allontanamento dei migranti, nella consapevolezza che continuerà a essere attuata la massima vigilanza al fine di evitare ogni contatto con la popolazione locale nella fase di sorveglianza sanitaria».
I 50 migranti collocati a Moscufo sono stati assegnati alla provincia di Pescara dal ministero dell’Interno. Arrivano da Mali, Costa d’Avorio, Senegal, Liberia e Ghana. Sono in gran parte famiglie: donne con bambini, la metà ha meno di 18 anni e tra loro c’è anche un neonato. Come avevano riferito le autorità sanitarie, erano risultati negativi ai test sierologici, ma questo non aveva alleggerito gli animi dei residenti, preoccupati soprattutto per la diffusione del virus.
LA PROTESTA POLITICA Ad alzare i toni della protesta è il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri che ieri ha parlato di «bomba socio-sanitaria ai danni di una popolazione indifesa». «Lo avevamo previsto ed è puntualmente accaduto», punta il dito Sospiri, «significa aver esposto i 3mila abitanti di un piccolo comune a una potenziale bomba sanitaria che ora non sappiamo quali conseguenze potrà avere: ci chiediamo quali contatti abbiano avuto i 7 ammalati con gli altri 43 immigrati con cui hanno condiviso il viaggio, la permanenza, i pasti e i servizi igienici. Ci chiediamo se all’interno del Cas Ariminum di Moscufo i 50 migranti abbiano sempre usato mascherina e guanti di protezione. Credo che oggi ci siano istituzioni che debbano assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo, ma soprattutto dei possibili risvolti sanitari emergenziali e le ricadute sulla popolazione. Per questo chiedo che i 50 migranti vengano trasferiti immediatamente, valutando la possibilità di sottoporre a controlli sanitari d’emergenza e d’urgenza tutta la cittadinanza per restituire serenità a chi oggi sta inevitabilmente vivendo ore d’ansia e di paura».
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