Sfratto Croce Rossa, Di Marco nella bufera

L’ex presidente della Provincia Testa e l’assessore Sclocco contro il presidente: «Nessuna volontà di trovare una soluzione»
PESCARA. «Il presidente della Provincia Antonio Di Marco mente sapendo di mentire, poiché la prima procedura di sfratto giudiziario nei confronti della Croce Rossa risale al 2016, durante la sua amministrazione». Così Guerino Testa, ex presidente della Provincia di Pescara e attuale consigliere comunale di centrodestra, risponde a Di Marco che ieri lo ha accusato di aver avviato l’iter di sgombero dei 400 angeli del soccorso dai locali in via Avezzano, a causa di un debito pregresso che ammonta a 25.000 euro. Testa, nel leggere sul Centro le dichiarazioni di Di Marco, si dice «doppiamente sbalordito» sia perché estraneo agli attuali esiti della vicenda «che addirittura ha portato un ente pubblico a sfrattare giudizialmente, e con l’ausilio delle forze dell’ordine, la Croce Rossa Italiana» e sia in considerazione del fatto che il presidente provinciale della Croce Rossa, Fabio Nieddu, già nell’agosto scorso ha offerto la sua totale disponibilità a sanare la morosità, pur non essendo stata maturata durante la sua gestione, ma negli anni dal 2011 al 2015, quando l’allora comitato provinciale fu commissariato (oggi invece la Croce Rossa non è più un ente pubblico, ma un’associazione di diritto privato). Intanto i malumori nei confronti del provvedimento di sfratto si allargano anche al centrosinistra. Lo dimostra una lettera, rimasta senza risposta, scritta un anno fa dall’assessore regionale alle Politiche sociali Marinella Sclocco, in cui la stessa invitava Di Marco a «un momento di riflessione politica sulla necessità di richiedere indietro i locali, pur di fronte ad esigenze e pretese che l’ente da te diretto ha ritenuto legittime e sulle quali non voglio entrare in valutazioni di merito». Il lungo elenco dei servizi ricoperti gratuitamente dai volontari del soccorso - dall’assistenza a 250 famiglie nel 2016 a quella nei confronti degli anziani che vivono soli, dei detenuti del carcere e dei pazienti dell’ospedale, oltre al servizio ambulanza - culmina con la considerazione che, in virtù del ruolo sociale ricoperto dalla Croce Rossa, Sclocco si diceva pronta a «investire direttamente l’amministrazione comunale per trovare una soluzione logistica, in modo da dare risposte a migliaia di cittadini». «Mi sembra una storia assurda e spiacevole», dice oggi Sclocco. «Il valore della Croce rossa lo abbiamo toccato tutti con mano a Rigopiano e nelle diverse emergenze, come le nevicate. I volontari svolgono un lavoro encomiabile sul territorio, come tante altre associazioni di volontariato, sono la terza gamba delle istituzioni e noi dovremmo soltanto stendere tappeti rossi al loro passaggio». «Ancora una volta», commenta ancora Guerino Testa, «Di Marco dimostra tutti i propri limiti nel gestire l’ente provinciale, non riuscendo a fare altro che inaugurare le opere da me appaltate e iniziate. Colpisce infine che un’amministrazione di centrosinistra, che proclama la sua vicinanza alle realtà associative, sia addirittura arrivata a decidere di mandare la polizia per cacciare i volontari».

