Sgravi per gli under 35 bonus e niente tasse

Gentiloni vara le norme per sostenere la crescita. «No a lacrime e sangue» «Una svolta inclusiva», dice Padoan. Ma Mdp non ci sta: «Impegni già traditi»
ROMA. Niente nuove «tasse, gabelle, accise». Il giorno del varo della manovra il governo conferma la direzione di marcia e indica nella lotta alla disoccupazione giovanile e, più in generale, nel sostegno alle fasce più deboli della popolazione gli obiettivi principali di un'operazione che vale 20,4 miliardi.
Il premier Paolo Gentiloni scende in conferenza stampa a palazzo Chigi insieme al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e spiega di aver voluto una legge di Bilancio «snella», che non pesi sulle tasche degli italiani («non sarà di lacrime e sangue», dice) rivolgendo, anche in ragione di questo sforzo, un appello alla responsabilità del Parlamento per un iter senza incidenti.
Resta certo difficile il rapporto con Articolo 1-Mdp, le cui richieste su sanità e pensioni non sono state accontentate. Del fatto che quindi non sia scontato il voto degli ex Pd, il presidente del Consiglio ne è consapevole: «L'auspicio è che Mdp voti la manovra; dal punto di vista della realtà vedremo. Per avere un sostegno di maggioranza - osserva - bisogna essere in due». Entrambe le parti sottolineano tra l'altro come la partita che si gioca sui conti pubblici sia intrecciata con quella della legge elettorale, su cui il governo ha chiesto la scorsa settimana la fiducia e che rappresenta, commenta il leader di Mdp Roberto Speranza, «un punto di non ritorno». Qualche margine di trattativa però esiste ancora: durante l'esame in Senato e alla Camera potrebbe esserci spazio, con una dote per le modifiche che oscilla tra i 300 e i 450 milioni complessivamente, per qualche intervento sia sul fronte della sanità (con una rimodulazione dei superticket) sia su quello di un ulteriore rafforzamento del reddito di inclusione: «Vedremo in Parlamento - dice infatti il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio Francesco Boccia - cosa si potrà fare sul welfare».
Ma proprio l'assenza di un intervento sulle pensioni, e in particolare sull'innalzamento dell'età pensionabile, lascia insoddisfatti i sindacati, che insistono nel chiedere risposte e che però, avendo incassato il rinnovo dei contratti del pubblico impiego decidono di non alzare, almeno non da subito, barricate: «Quando ci sono corrette relazioni sindacali - commenta ad esempio la Fp Cgil, la categoria che rappresenta gli statali - si raggiungono buoni risultati per tutti».
Per il governo, che tra l'altro in occasione del Cdm ha autorizzato l'esercizio del Golden power su Tim, il binomio vincente è quello giovani-lavoro ed è intorno a questa coppia che gira la misura simbolo dell'ultima legge di bilancio della legislatura e che punta quindi sugli sgravi per gli under 35 (con un decalage dopo il primo anno) attraverso la decontribuzione al 50% per i primi tre anni, che sale al 100% al Sud. Insomma, le risorse, che per il 40% arrivano dai tagli e per il 60% da «efficientamento delle entrate», saranno anche limitate, riconosce il ministro Padoan, ma questa è una «manovra di svolta» perché i fondi sono «ben indirizzati» e rafforzeranno la crescita: «Il deficit scende, l'indebitamento scende e prevediamo - è la scommessa del ministro - che continui a scendere e continuerà a scendere».
Ma nell'ultima manovra della legislatura c'è spazio per un po’ di tutto: dal finanziamento per la lettura al capitolo industria 4.0 («10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese», fa sapere il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda), dalle detrazioni per il verde su terrazzi e giardini all'assunzione di 1.500 ricercatori passando per la conferma di sisma bonus e ecobonus.
Un mix di interventi che prenderà una forma definitiva nelle prossime ore e che, secondo il timing ufficiale, dovrebbe sbarcare in Parlamento entro venerdì e sui cui però, maggioranza a parte, si appuntano le critiche di centrodestra, M5s e sinistra. Secondo i pentastellati la manovra sembra «scritta da una di quelle banche d'affari che vogliono fare a pezzi la nostra Costituzione», mentre Forza Italia punta i riflettori su ciò che non c'è, vale a dire le privatizzazioni che, secondo il ministro dell'Economia, «sono però un capitolo non chiuso».

