Si salvò da un naufragio: addio a “Nino Boston”

Antonio Rossini, 74 anni, aveva lavorato nelle navi mercantili di tutto il mondo Molto noto nella zona di piazza Muzii, dove viveva, è stato trovato morto in casa
PESCARA. Un uomo molto solitario, ma dal cuore grande. Sapeva essere duro e al tempo stesso gentile. L’ironia e l’umorismo condivano gli innumerevoli racconti della vita avventurosa di un autentico lupo di mare. Nino Boston, come lo conoscevano tutti, all’anagrafe Antonio Rossini, se n'è andato improvvisamente nella notte tra il 14 e il 15 febbraio. A 74 anni è stato trovato senza vita nella sua abitazione in via De Amicis. La casa dove aveva vissuto da sempre. Prima con la madre e poi da solo.
Nella sua vita però ha solcato i mari del mondo. Zio Nino, come lo chiamavano gli amici, è stato un marinaio di lungo corso. Per decenni si è imbarcato su navi passeggeri e mercantili, dove lavorava come tecnico elettricista. Ma nelle lunghe settimane di pausa a terra, tra un viaggio e un altro, tornava sempre nella sua Pescara e viveva pienamente il quartiere centralissimo di piazza Muzii. Da anni era in pensione. Amava trascorrere le sue giornate tra il bar del mercato coperto, l'enoteca Don Gennaro, il ristorante la Rete e Caffè delle Merci. In questi luoghi ai quali era affezionato, raccontava ai suoi giovani e numerosi amici le mille avventure vissute tra il Libano, il Sudafrica e in America. Il suo soprannome, d'altronde, derivava proprio dagli anni trascorsi in America, dopo la leva nella Marina militare.
Chi lo conosceva bene sapeva che Nino custodiva gelosamente nel suo portafoglio una vecchia foto, in bianco e nero, usurata dal tempo, che mostrava spesso e che lo ritraeva a 20 anni proprio negli Stati Uniti. «Nello scatto indossava un berretto della Marina Militare, una semplice t-shirt bianca e aveva una bellezza incredibile», ricorda un amico. Ma quella immagine, almeno all'apparenza, si era indurita negli anni. Nino Boston non ce l'ha fatta a superare la solitudine, eppure era sopravvissuto persino a un naufragio. Quello del 10 settembre 2002, quando un incendio a bordo della Jolly Rubino portò la nave ad arenarsi sulle coste del Sudafrica. Era un'esperienza che lo colpì particolarmente e che rievocava spesso, insieme alle altre incredibili avventure che aveva vissuto e si era impresso sulla pelle, con tanti tatuaggi, fatti in giro per il mondo. Uno dedicato alla mamma e gli altri di ispirazione marinara. Non si era mai sposato Nino Boston, perché come di frequente sottolineava, con l'ironia che lo contraddistingueva, «le donne sono come gli specchi, al buio non riflettono più». Amava molto cucinare e spesso si trovava a portare il pranzo preparato da lui ai ragazzi della centenaria enoteca Don Gennaro. «Era una persona strettamente legata ai valori semplici, autentici, che ti insegna il mare, di un mondo popolare ormai quasi del tutto scomparso e che sopravvivono nella generazione di Nino», ricorda un amico. «Era una persona con un bagaglio culturale di aneddoti, di proverbi, di saggezza popolare sterminato. Questo era mitigato da una vita passata in giro per il mondo. Parlava il pescarese stretto, ma riusciva a esprimersi con naturalezza in altre lingue perché aveva vissuto con persone provenienti da tutto il globo».

